Lo scorso lunedì 7 maggio Sembrava di essere tornati al plumbeo clima degli anni Settanta a Genova. Con una modalità tipica dei gruppi della lotta armata di quel decennio, il manager di Ansaldo nucleare – riconducibile alla galassia del sistema Finmeccanica, discusso colosso dell’impresa pubblica gestita secondo i consueti canoni “privatistici” e sotto i riflettori per le recenti inchieste giudiziarie – Roberto Adinolfi veniva gambizzato da due giovani a bordo di una moto.
Spetterà agli inquirenti e agli investigatori genovesi identificare gli autori del ferimento ed eventualmente i mandanti che hanno armato loro la mano, ma noi che siamo uomini di mondo – e che mondo !!! – non nutriamo eccessiva fiducia nell’italica giustizia. Quante volte – poveri tapini – abbiamo assistito a sentenze, istruttorie o responsi conclusi con un nulla di fatto o viziati dalla sapiente manina di qualche depistatore o manipolatore ?
La storia della Repubblica italiana, il suo sentiero costellato di “misteri” – o presunti tali – e di crimini impuniti ci rammenta che ad attendersi il meglio si rischia di incorrere in cocenti delusioni e sonore batoste morali, per quanto l’onestà e il coraggio non difetti in alcuni solerti funzionari dello Stato, spesso soli ed isolati… Per fare un piccolo esempio, si è mai riusciti a individuare ed arrestare coloro che in questi anni – dietro vere o presunte sigle anarcoinsurrezionaliste – hanno seminato un buon numero di ordigni esplosivi artigianali e indirizzato proiettili come se fossero stati messaggi mafiosi ?
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