Oggi ho letto che Suze Rotolo è morta il giorno 24 febbraio all’età di 67 anni.
La maggioranza probabilmente si chiederà “ma chi cazzo era?”, beh chiedetelo agli amanti di certa bella musica. Era la ragazza che camminava abbracciata a Bob Dylan lungo una strada del Greenwich village immortalata nella copertina di The Freewheelin’ ( si proprio quello di Blowin’ in the Wind e Masters of War, un album epocale quindi ).
Rotolo fu musa ispiratrice di Dylan che influenzò sia artisticamente che politicamente, possiamo tranquillamente dire quindi che Suze Rotolo ha avuto una grandissima importanza nella musica popolare moderna americana ( e mondiale ) seppur indirettamente.
Dopo la fine della loro relazione, Dylan scrisse una canzone molto bella dal testo memorabile, Ballad in Plain D:
Una volta ho amato una ragazza, la sua pelle era di bronzo.
Con l’innocenza di un agnello, era gentile come un cerbiatto.
L’ho corteggiata orgogliosamente ma adesso è andata via,
andata come le stagioni, portata via.
Nella brezza di una giovane estate, l’allontanai
Dalla madre e dalla sorella, sebbene molto vicine esse fossero.
Ciascuna nella sofferenza degli insuccessi del loro giorno,
con le redini della colpa cercarono a lungo di guidarci.
Delle due sorelle, amai la più giovane.
Con la sua istintiva sensibilità, era la più creativa.
Costantemente il capro espiatorio, fu presto distrutta
Dalla gelosia di coloro i quali stavano intorno a lei.
Per la sorella parassita, non avevo alcun rispetto,
costretta dalla noia, a proteggere il suo orgoglio.
Infinite immagini dell’altra rifletteva
Come sostegno per il suo mondo e la sua società.
Io stesso, per quello che ho fatto, non posso essere scusato,
I cambiamenti che attraversavo non possono essere addotti come scusa
per le bugie che ho detto nella speranza di non perdere
l’amore, forse, di tutta la mia vita.
Con inconsapevole coscienza, possedevo stretto in pugno
Un magnifico oggetto, sebbene il suo cuore fosse incrinato,
senza rendermi conto che ero già scivolato
nella presunzione della falsa sicurezza d’amore.
Da ira preesistente a pace fabbricata,
risposte di vuoto, vuoti di voce,
finché sul sepolcro del danno non si lesse che una domanda,
“Ti prego, cosa c’è di sbagliato, qual è esattamente il problema?”
E così successe come si sarebbe potuto prevedere,
l’esplosione senza tempo di un sogno della fantasia.
Nel cuore della notte, il re e la regina
Precipitarono in pezzi.
“Tragico figuro!” sua sorella gridò,
“Lasciala sola, Dio ti danni, vattene !”
Ed io nella mia armatura, mi voltai
inchiodandola alle rovine della sua meschinità.
Sotto una nuda lampadina l’intonaco tremava
La sorella ed io in una battaglia di urla.
E lei nel mezzo, vittima del frastuono,
presto frantumata come un bambino nelle ombre.
Tutto è perduto, tutto è perduto, ammettilo, fuggi lontano.
Io imbavagliato in lacrime di contraddizione che mi accecavano la vista.
Il cervello lacerato, corsi nella notte
Lasciando tutte le ceneri dell’amore dietro di me.
Il vento picchia alla finestra, la stanza è umida.
Le parole per dire mi dispiace, non le ho ancora trovate.
Penso spesso a lei e spero che chiunque abbia incontrato
Sappia ben riconoscere quanto sia preziosa.
Ah, i miei amici dalle prigione, mi domandano,
“Come è, come è sentirsi liberi?”
ed io rispondo loro misteriosamente,
“Sono liberi gli uccelli dalle catene del cielo?”




