lug 282011
 

Siccome questa infame guerra contro la Libia sta languendo, le bombe a grappolo (cluster bombs) sono in esaurimento, i politicanti delle varie nazioni della coalizione belligerante hanno le pezze al culo, i finanziatori di questa infame guerra sono degli avvoltoi che si spostano da una carogna all’altra e Gheddafi non è ancora una carogna, allora, per mostrare al mondo la loro potenza distruttrice mostrano finalmente la vera faccia che nostro malgrado difficilmente potremo leggere sui media allineati.

Si legge infatti che la Nato con grande ed impetuosa forza, venerdì 22.07.2011, ha bombardato alcuni obbiettivi del vitale acquedotto libico: il Great Man Made River. Negli articoliGheddafi: un sanguinario da Premio Nobel e in La vera ricchezza della Libia davo una breve e non esaustiva spiegazione del lavoro fatto da Gheddafi nella costruzione di questo faraonico progetto – non ancora completamente terminato – che portava a tutte le popolazione della Libia l’essenziale e vitale materia prima per tutte le attività dell’uomo: l’acqua.

Con questo mega-acquedotto la Libia si era affrancata dalla necessità di dove dipendere dalle nazioni esterne o dall’uso indiscriminato dei desalinizzatori per poter utilizzare l’acqua del mare. La Libia aveva scoperto e sfruttato per tutta la popolazione – anche quella ribelle della Cirenaica – degli immensi giacimenti di acqua nella parte più interna del paese. Oltre il 70% dell’acqua usata in Libia era di questo acquedotto e oltre l’80% dell’acqua utilizzata veniva prelevata per l’agricoltura e per dissetare la popolazione, Cirenaica compresa.

La Nato, agli ordini degli Usa, Francia, Inghilterra e basta, l’Italia conta come il 2 di picche, ha compiuto ancora una volta un crimine di guerra contro l’Umanità. D’altronde cosa possiamo aspettarci da quegli eredi dei bombardamenti a tappeto della seconda guerra mondiale, cosa possiamo aspettarci da quelli che in una sola notte distrussero Dresda, che annientarono migliai di persone con il Napalm in Cambogia, in Vietnam, nel Laos. Cosa possiamo aspettarci da quelli che finanziavano i tagliagole algerini degli anni 80/90. Tutta questa informe congrega di criminali sta compiendo esattamente quello che essi commisero anni fa, le stesse cose, gli stessi metodi: colpire la popolazione, agire direttamente sui civili, assetarli, condannarli a morte senza appello.

Infatti oltre al bombardamento dell’acquedotto, i suddetti criminali di guerra il giorno seguente hanno bombardato anche le fabbriche preposte alla riparazione delle condutture nella località di Al-BregaTutto pianificato! Ci si domanda se questi siano atti di guerra o più semplicemente dei veri e proprie azioni criminali da condannare e denunciare al Tribunale dell’Aia.

fonte: 4realinf’s

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lug 242011
 

ATTENZIONE

alcuni links contengono video con scene cruente, ma sono quello che i liberatori della Cirenaica e di Bengazi stanno facendo, quelli che Frattini riceve a Roma per rubare il denaro ai libici, quelli che ricevono armi e sostegno con le varie aziende americane e israeliane dei contractors. Quindi i deboli di stomaco e quelli che ritengono non si debbano vedere possono non cliccarci sopra e continuare a leggere.

Più si “naviga” nella rete più cose oscene si trovano.

E’ strano infatti che alcune emittenti nazionali come le Rai 1-2-3 e sopratutto la Rai News siano prodighe di video dimostranti tesi e teorie compiacenti ai macellai della Nato e non mostrino anche – per parità di informazione – cosa riescono a fare quelli del così detto governo provvisorio della Cirenaica comandati da una banda di criminali allo stato puro che il buon Frattini (con doppio passaporto italo-israelianoriceverà presto alla Farnesina. Però, piccola divagazione semiseria, ma ad un Frattini una sberla in faccia bella forte a man rovescia da fargli sentire le ossa più dure, gliela dareste? E quelli dell’Eni che si sono visti soffiare qualche miliardata di euro d’affari con la Libia cosa pensano di poter fare adesso con Frattini…?

I video sono a disposizione e le carni macellate sono visibili  per tutti i gusti: dalle teste tagliate, alle braccia spezzate alle mazzate sulla faccia, agli occhi estirpati dalle orbite e dalle esecuzioni “popolari”.

[http://www.youtube.com/watch?v=avnHiPFwsyk]

Tutto secondo il codice della democrazia occidentale che si serve di questi taglia-popolo per raggiungere lo scopo prefissato di sovvertire l’ordine interno in un paese sovrano. Per poi scoprire che nella ferocia assurda, nella più profonda aggressione umana c’è chi, in onore ad un certo pudore, cerca di coprire le parti intime della persona brutalizzata, appesa per una gamba ad un cancello.
Sembra quasi una barzelletta che mi riporta subito al pensiero di Piazza Loreto quando qualche infame cercò di coprire con un ago di sicurezza le pudenda della Petacci appesa a gambe all’aria.

Ditemi voi se l’uomo merita la compassione di Dio in questo scempio immane o se invece merita un castigo ben più grave dei suoi peccati.

E come se non bastasse i massicci bombardamenti compiuti in Libia con missili con le testate arricchite di uranio (non chiamiamolo impoverito, perché è una balla per far passare delle mini bombe atomiche per confetti da prima comunione) hanno creato una saturazione radioattività superiore a quella di Fukushima. Alla faccia dell’umanità!!!
Questo vuol dire che per decenni quelle popolazioni avranno una progenie di persone deformi, di persone con innumerevoli problemi fisici, psichici e quant’altro. Tutto regalo della Nato, dell’Italia, della Francia e dei maiali dell’Inghilterra (di questi dovete sapere che nel periodo d’oro della conquista dell’Irlanda gli inglesi – popolo molto democratico e socievole – usavano fare a pezzi gli irlandesi e dare quindi in pasto ai sopravvissuti le carni dei loro connazionali. Nel traffico degli schiavi gli irlandesi erano quelli che venivano preferiti, perché costavano meno dei negri e perché non c’era nessun obbligo del padrone nei suoi riguardi: lo poteva usare e quindi gettare, se andava bene, altrimenti, spesso veniva fatto a pezzi e quindi dato come cibo agli altri schiavi).

[http://www.youtube.com/watch?v=_ksmZhfBV2w]

E noi vorremo credere a Frattini, a La Russa a Napolitano alla banda del buco degli americani sempre più in bolletta? Ma per favore mandiamoli tutti a casa con una gran pedata sul culo che non meritano altro.

Fonte: 4Realinf’s Blog

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lug 242011
 
Solo mettendo a tacere la tv statunitense Fox può sperare di vincere le prossime elezioni

È Obama il vero nemico di Murdoch

Intercettazioni-pretesto per una battaglia transatlantica

Sean Hoare, il reporter di News of the World che svelò le intercettazioni illegali del tabloid di Rupert Murdoch, è morto in circostanze sospette.

Hoare accusò Andy Coulson, ex direttore di News of the World, di avere ordinato le intercettazioni. In una vicenda densa di singolarità, è rilevante che Coulson sia divenuto direttore della comunicazione del primo ministro britannico David Cameron.

Sean Hoare è morto alla vigilia dell’audizione in parlamento di David Cameron, di Rupert Murdoch, del figlio James e di Rebekah Brooks, ex amministratore delegato di News International, arrestata e rilasciata su cauzione.

Secondo Scotland Yard, Hoare è morto per l’alcol e le droghe di cui faceva largo uso. Sir Paul Stephenson numero uno di Scotland Yard era già stato costretto alle dimissioni. Subito dopo è toccato al suo vice, John Yates, a causa dell’assunzione di Neil Wallis, vice di Andy Coulson, «uomo immagine» della Met Police.

Murdoch ha chiuso News of the World dopo 168 anni, facendo cadere accordi miliardari.

Fra morti sospette, arresti e dimissioni, il caravanserraglio della stampa internazionale fa passare lo scandalo come intreccio di piccoli interessi, assunzioni compiacenti, vacanze prepagate e cenoni sontuosi, un bunga bunga dell’information system.

È così? In queste ore, come si conviene in una guerra, quando il nemico è sufficientemente ammorbidito dalle artiglierie, partono all’attacco le fanterie dal cuore dello schieramento nemico.

Il New York Times è all’offensiva contro Murdoch.

NYT è il più accanito sostenitore di Hussein Barach Obama, presidente degli Stati Uniti, a sua volta bersaglio preferito di Fox, l’emittente televisiva di Murdoch.

Risponde il «Wall Street Journal», quotidiano di Murdoch, ricordando a NYT di avere difeso Julian Assange. gola profonda di Wikileaks.

In effetti è singolare che un giornale obamiano come NYT difenda Assange, apparentemente imbarazzante per la Casa Bianca, a meno che, come osservò ItaliaOggi dal primo istante, Assange e il Dipartimento di Stato non siano sulla stessa sponda.

È un duello maleodorante a colpi di ricatti incrociati. Qual è l’obiettivo strategico?

Il riposizionamento dell’informazione internazionale, quella che conta, è indispensabile perché regga la ricandidatura di Obama alle prossime presidenziali. L’addomesticamento del repubblicano Murdoch, cioé di Fox, la tv più accanita contro Obama, è parte del pacchetto delle nuove relazioni fra Washington e Londra.

Solo gli ingenui, e i maggiori giornali italiani si direbbero tali, possono supporre che l’establishment inglese, rigorosamente alimentato per cooptazione dall’alto, consentì a propria insaputa le intercettazioni del gruppo Murdoch, grazie alla dabbenaggine d’un paio di funzionari di Scotland Yard.

Intercettazioni di quello spessore e di quel volume esigono la compartecipazione di soggetti istituzionali, non solo Scotland Yard, senza i quali e contro i quali (è la stessa cosa) è impossibile operare con satelliti, parabole, server e e-mail infettanti (le stesse guarda caso intervenute nel caso Bisignani).

Una centrale londinese di ricatti internazionali è palese almeno dai tempi del «suicidio» (diagnosticato da Scotland Yard) di Roberto Calvi o del gran ricevimento sul Britannia della crema della classe dirigente italiana, il 2 giugno 1992, festa della Repubblica, una settimana dopo Capaci; puro stile inglese: allusione, ironia e ferocia. Fra i convitati italiani forse solo Gabriele Cagliari si sottrasse alle blandizie inglesi. Fu trovato morto, suicida ovviamente, nella cella di san Vittore. Più fortunato Sean Hoare, morto nella sua casa a Watford a nord di Londra, sotto l’occhio vigile di Scotland Yard.

Articolo di Pietro LaPorta

 

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lug 232011
 

Tutto quello che avreste voluto sapere sugli attentati in Norvegia, ma avete evitato di chiedere, un po’ perché ci arrivavate anche da soli, un po’ perché è sempre la solita solfa.

Sui motivi del doppio attentato terroristico in Norvegia, il cui tragico bilancio è finora di un centinaio di morti, l’unica cosa che bisogna tenere presente è che – come sempre – tali motivi vanno ricercati in direzione diversa, se non del tutto opposta, a quelli insinuati dai giornali e dalle TV di regime dell’occidente. A chiarire la situazione, forse sono utili alcune notizie uscite in sordina nei giorni e negli anni scorsi. Fare due più due non è difficile.

Q: - Quali interessi ci sono dietro l’attentato?

A: Norvegia e Russia hanno raggiunto nel corso degli ultimi anni accordi di cooperazione sempre più stretti tanto per lo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio dell’Artico, quanto per la partnership commerciale nello sfruttamento di giacimenti mediorientali (in Iraq in particolare). Quest’asse energetico privilegiato tra Russia ed Europa mette a rischio gli interessi strategici americani e il controllo USA sul continente europeo. Era inevitabile che arrivassero, prima o dopo, gli opportuni “avvertimenti”:

 

1) Dal sito “La voce della Russia”, 07-07-2011:

Entra in vigore l’accordo Russia-Norvegia: nuovi orizzonti nell’Artico

Oggi entra in vigore l’accordo fra la Russia e la Norvegia sulla delimitazione delle zone di competenza nell’Artide e sulla cooperazione nel Mar di Barents e nel Mar Glaciale Artico. Con questo documento, firmato il 15 settembre del 2010,  si sono conclusi 40 anni di controversie. L’accordo apre nuove possibilita’ per il libero sfruttamento dei ricchissimi  giacimenti di gas e petrolio nell’area di 175 mila chilometri quadrati e regola la collaborazione nel settore ittico. Secondo il ministro degli esteri russo Lavrov, si tratta di un’intesa opportuna e reciprocamente vantaggiosa.


2) Da “Sky – TG24” del 12-12-2009:

Iraq, russi e norvegesi si accaparrano il petrolio

Nel corso dell’asta per l’assegnazione di appalti ventennali sui pozzi iracheni, che si è svolta a Baghdad, la compagnia russa Lukoil e la norvegese Statoil hanno ottenuto la concessione per uno dei maggiori giacimenti petroliferi, nel Sud dell’Iraq. Lo ha annunciato il ministro del petrolio iracheno. Si tratta di uno dei giacimenti più grandi finora mai sfruttati, con delle riserve di quasi 13 miliardi di barili. La coppia Lukoil-Statoil ha strappato il contratto grazie a un’offerta che prevede di accrescere la produzione di 1,8 milioni di barili al giorno.


3) Dal “Corriere della Sera” del 26-10-2007:

Gazprom si allea con la Norvegia E il petrolio tocca nuovi record

MILANO – Gazprom ha scelto la norvegese StatoilHydro come secondo partner nel maxi-giacimento di gas a Shtokman. Il colosso russo guidato da Alexej Miller aveva già selezionato la francese Total come primo partner per sviluppare la fase iniziale del progetto, la cui stima ammonta a 15-20 miliardi di dollari. Le riserve di questo giacimento ammontano a 3.700 miliardi di metri cubi di gas e oltre 31 milioni di tonnellate di gas condensato. [...]

Q: - Perché l’attentatore doveva essere “di estrema destra”?

A: Fin dal termine della Seconda Guerra Mondiale, gli USA hanno ristrutturato la politica europea su basi anti-russe, favorendo in particolare i movimenti socialdemocratici filoamericani e isolando la destra europea anti-statunitense. La destra è tradizionalmente portatrice di ideologie nazionaliste, avverse tanto al dominio americano sul continente quanto agli strumenti politici (“democrazia”) ed economici (moneta unica) attraverso i quali tale dominio viene garantito. Solo in Francia, all’epoca di De Gaulle, la creazione di questo ostracismo verso la destra europea era temporaneamente fallita. Il partito filo-russo in Europa è ovviamente trasversale agli schieramenti politici, ma nel linguaggio della propaganda si tende a definire “populismo di destra” ogni posizione politica che non si uniformi ad una visione filoamericana dell’europeismo e che prenda anche solo ipoteticamente in considerazione la creazione di rapporti più stretti con la Russia. Tali forze politiche sono quelle che maggiormente preoccupano gli Stati Uniti, essendo poco malleabili, scarsamente controllate, avverse all’unione economica europea (attraverso la quale gli USA mantengono l’Europa nella morsa del debito, dunque sotto controllo), in crescita di consensi e – soprattutto – animate da una prospettiva “eurasiatica” che guarda alla Russia come ideale partner politico ed economico con cui rimpiazzare nel futuro la superpotenza americana in declino. Occorre dunque, ogni volta che sia possibile, demonizzarle (magari definendole “xenofobe” e “antisemite” a intervalli regolari) e screditarle, attribuendo ad esse la paternità di azioni ignominiose. Anche qui riporto qualche articolo:

 

1) Dal sito di economia “Risk and Forecast”, 12-03-2009:

Gli amici di estrema destra della Russia

Recenti notizie di stampa affermano che i partiti di estrema destra in Europa sarebbero finanziati – almeno in parte – dalla Russia. Sebbene tali affermazioni necessitino di essere provate, è un dato di fatto che diversi partiti di estrema destra dell’est europeo sono diventati accaniti sostenitori degli interessi russi e ammiratori del modello politico-economico della Russia. Diversi gruppi di estrema destra, nei paesi post-comunisti, guardano all’infrastruttura politica autoritaria di Vladimir Putin come ad un modello e premono allo stesso tempo per una maggiore apertura verso la Russia e per la rottura della comunità Euro-Atlantica. In Europa orientale, il sostegno verso l’estrema destra ha evidenziato negli ultimi anni un trend in ascesa. Dal punto di vista russo, un partenariato con gli ultranazionalisti potrebbe facilitare i suoi tentativi di influenzare la politica interna di questi paesi, almeno finché Mosca non riuscirà a trovare un alleato ancor più influente nell’ambito dello spettro politico. [...]


2) Da “L’interprete internazionale” del 15-04-2011:

Marine Le Pen: No alla NATO, sì alla Russia

“Marine Le Pen promette l’uscita dalla Nato e un partenariato con la Russia”, titola l’agenzia. In un discorso tenuto ai corrispondenti esteri a Nanterre, la Le Pen avrebbe detto che, in caso di una sua vittoria alle presidenziali, la Francia farebbe della Russia un partner privilegiato e lascerebbe la Nato. “Penso che la Francia abbia tutto l’interesse a volgersi verso l’Europa, ma alla grande Europa. E in particolare a lavorare ad un partenariato con la Russia”, avrebbe detto, invocando “ragioni evidenti, di civiltà e geostrategiche”. E sull’Alleanza atlantica: “le scelte fatte dal presidente della Repubblica (ovvero Sarkozy, ndr), che appaiono come scelte di sistematico allineamento (sugli Usa, ndr), non mi paiono positive”.

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lug 222011
 

E così pare che il fantomatico Spider Truman sia addirittura il celebre parassita Francesco Caruso, leader storico (sigh) del movimento no global, o almeno così sembra dopo aver letto questo sito che spiega un trucco per risalire all’identità di questo pseudo nemico della tanto odiata casta. Una casta di cui Caruso ne ha fatto allegramente parte sfruttando tutti i relativi privilegi. Oddio non sarebbe niente di difficile conoscendo la storia di questo parassita che usava la bicicletta nei cortei per non stancarsi e che pretendeva l’esproprio delle seconde case mentre lui era un ricchissimo latifondista.

Il comunista espropriatore aveva  proprietà, immobili e terre di enorme valore. Sei appezzamenti tra terreni da pascolo e uliveti a Calopezzati. Una frazione di un vasto agrumeto a Corigliano Calabro, metà proprietà di due terreni da 15 e 9 ettari a Longobucco, dove possiede anche una frazione di due appartamenti di 5 locali. Nella sua rendita catastale figurano poi altri 35 terreni (vigneti, uliveti e pascoli) sempre a Longobucco. Tra cui un uliveto di 54 ettari e un altro di 60, un querceto di 22 ettari, un frutteto di 38 ettari, poi pascoli e campi a perdita d’occhio. Niente male per un vero comunista antiborghese non vi pare? Specie se contemporaneamente si dichiara nullatenente a reddito zero…

L’ex “onorevole” che ha goduto di tutti i privilegi della casta ora si diverte a svelarne i segreti ma sarei proprio curioso di sapere quanti pc gli hanno rubato mentre scaldava la poltrona in parlamento….

In realtà la parte penosa e triste di tutta questa vicenda non è chi sia Spider Truman, poco importa se è Caruso o veramente un ex precario ( che comunque per quindici anni avrebbe vissuto da nababbo), ma la reazione del solito popolume subito pronto a correr dietro al primo stronzo che scrive qualche cazzata in rete senza verificarne l’autenticità o la provenienza o soprattutto i motivi di tali gesti.

L’importante è giocare a fare i rivoluzionari gridando slogans tipo #bastacasta o #italianrevolution ( naturalmente tra una twittata e l’altra e mentre si sta aggiornando qualche applicazione Android)

 

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lug 212011
 

Il Trattato Italia-Libia di amicizia, partenariato e cooperazione è stato firmato il 30 agosto 2008. Il Trattato stabilisce inoltre che il  30  agosto, anniversario della firma, sia proclamato “Giornata dell’Amicizia italo-libica”.

Martedì 30 agosto 2011 si avvicina  e non ci sarà niente da festeggiare perché la Repubblica Italiana ha tradito la Grande Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista, ha sospeso unilateralmente il trattato e ha preso parte all’aggressione militare e criminale della NATO, che ha causato già centinaia di vittime libiche civili, tra cui donne, anziani e bambini,  violando l’articolo 11 della Costituzione. Ma i nostri servi politici continuano a mentire spudoratamente e a parlare di “azione umanitaria a difesa dei civili”.

Ma non c’è modo di indorare la pillola: la coalizione atlantica è in guerra e, con lei, l’Italia: il comando dell’operazione di sfondamento Odissey Dawn è stato coordinato presso la base di Capodichino, diversi cacciabombardieri in dotazione all’Esercito hanno partecipato alle missioni sui cieli della Libia e la Portaerei Garibaldi (dotata di lanciamissili, lanciasiluri e di una capacità di carico massima di 12 cacciabombardieri AV-8B) è tutt’ora impegnata al largo delle coste libiche nelle acque del Golfo della Sirte.

La guerra dura poi da più di quattro mesi e la NATO ha prorogato le sue azioni militari almeno fino al 30 Settembre, e c’è già chi parla di una possibile invasione di terra programmata per l’Ottobre da alcuni paesi della NATO, dato che i  bombardamenti dell’Alleanza dal cielo e le azioni dei mercenari criminali e terroristi di Bengasi a terra non stanno portando i frutti sperati dall’occidente.

Ormai è evidente che:

-  La risoluzione Onu è stata oltrepassata e violata, anche alla luce delle nuove prove che hanno documentato la completa inconsistenza dei principali capi d’imputazione contro Gheddafi (fosse comuni poi rivelatesi inesistenti, massacri mai filmati, bombardamenti sulla folla mai documentati ecc. …)

- La Libia è vittima di un’ennesima aggressione della Nato, politicamente per nulla diversa da quella contro la Serbia nel 1999 e da quella contro l’Iraq nel 2003, per scopi totalmente geopolitici (approvvigionamento petrolifero e insediamento di un governo non ostile a Washington) e geo-strategici (espansione della sfera d’influenza della Nato, attraverso il comando Africom), volti al contenimento di potenze rivali nei fondamentali scenari del Vicino Oriente e del Mediterraneo.

-  L’Italia è a tutti gli effetti un membro della coalizione atlantica e sta svolgendo un ruolo attivo all’interno del teatro operativo in Libia.

Eppure, stavolta, a distanza di otto anni dall’avvio dello sciagurato intervento in Iraq,nessun movimento, partito o gruppo è riuscito ad alzare una voce forte e decisa contro questa aggressione, tanto più a sinistra e nel mondo tradizionalmente “pacifista”, dove si è sostenuta la linea imperialista e neo-colonialista imposta da Obama, da Cameron e da Sarkozy, e dove addirittura le opinioni puramente personali e umorali in merito a Gheddafi hanno prevalso su qualsiasi ragionamento strategico e politico a lungo termine. Preso atto del fallimento storico e politico di queste componenti della società civile, e dell’impossibilità per le ragioni anti-imperialiste e della sovranità nazionale,  di avere una seria rappresentanza all’interno di istituzioni e grandi organi di stampa, risulta opportuno utilizzare al meglio la rete e qualunque mezzo a disposizione per sensibilizzare la pubblica opinione nazionale e mobilitarne le coscienze a partecipare ad una manifestazione popolare unitaria il 30 agosto 2011.

E’ perciò convocato un:

PRESIDIO A ROMA,

DAVANTI AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI DELLA REPUBBLICA ITALIANA, (FARNESINA),

MARTEDI’ 30 AGOSTO 2011,

DALLE 16.00 ALLE 18.00, CON CONCENTRAMENTO ALLE  ORE 17.00,

PER CHIEDERE:

1) l’immediato ritiro delle truppe italiane dalla missione criminale in Libia e da tutte le missioni per conto della Nato e degli Stati Uniti d’America,

2) le dimissioni del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, del  Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e del Ministro degli Esteri, Franco Frattini, in seguito alla gravissima violazione dell’art. 11 della Costituzione e degli accordi bilaterali tra Italia e Libia, stabiliti nel 2008 all’interno del Trattato di Amicizia di Bengasi.

PER MANIFESTARE:

1)  il nostro appoggio alla resistenza del legittimo governo di Muammar Gheddafi,

2) al mondo, ma soprattutto al popolo libico, che c’è un’Italia che non dorme e non subisce passivamente i diktat della NATO e che si ribella alle sue logiche criminali, che disprezza i propri politici servi e traditori  e  che vuole al più presto ristabilire dei rapporti di amicizia e cooperazione con la Grande Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista.

PER ADERIRE SCRIVERE A : 30agosto2011@libero.it

La sottoscrizione e l’adesione è aperta a tutti, singoli e gruppi, nessuno escluso.

- Modalità  di svolgimento, luogo e regole del  presidio

fonte: 30agosto2011

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lug 212011
 

Il governo mette il segreto di Stato alla magistratura che indaga sulla scomparsa di un carico di armi dalla Sardegna. [Ennio Remondino]

L’inchiesta della magistratura sarda sul mistero dei missili e delle armi scomparse dalla Maddalena su cui il governo ha apposto il segreto di Stato, rappresenta la conferma dello scoop di Globalist sulle spedizioni di materiale bellico che il governo italiano ha fatto ai ribelli libici fin da inizio marzo. Infatti la scomparsa di quel materiale riguarda proprio la Libia e non altro.
Oggi siamo in grado di rivelare il retroscena politico che ha portato a questa operazione: nell’ultima parte del mese di febbraio, quando la posizione del governo Berlusconi (in questo appoggiato dalla Lega) di continuare ad appoggiare Gheddafi era diventata insostenibile, il ministro Frattini e il sottosegretario Gianni Letta, sono riusciti a organizzare una operazione congiunta con l’ambasciatore libico a Roma, il potentissimo Abdulhafed Gaddur, che nel frattempo aveva annunciato di aver abbandonato Gheddafi per schierarsi con gli insorti.
Gaddur si è fatto garante di un accordo con Mustafa Abdel Jalil, ex ministro della giustizia di Gheddafi diventato presidente del Consiglio Nazionale di Transizione libico.
Il “prezzo” da pagare per dimostrare il vero cambio di campo da parte del governo Berlusconi erano diversi aiuti. Tra cui una sostanziosa fornitura di armi di cui gli insorti avevano grandi necessità.
Nel “pacchetto” ci sarebbero state anche garanzie personali ed economiche a favore di alcuni alti papaveri degli insorti. Ma di questo, semmai, se ne parlerà un’altra volta.
Fatto sta che a inizio marzo un primo carico di armi è arivato a Bengasi con la nave Libra della Marina Militare. Ma le consegne sono state diverse. Su una di queste è stata aperta l’inchiesta della magistratura che ha consentito di confermare quello che già era stato scritto.

di Ennio Remondino

Lo “Scoop” a scoppio ritardato. La solita scoperta che l’acqua calda brucia e l’effetto diventa titolo sui giornali dell’ovvio. Gli “aiuti” italiani ai ribelli libici di Bengasi, nuovi amici da conquistare agli interessi nazionali e petroliferi italiani, erano anche armi. Soprattutto armi. Dovevamo mandare forse latte liofilizzato e pannolini per neonati? Neanche le imbarazzanti piroette politico-dialettiche del ministro degli esteri Franco Frattini erano arrivate a tanto. Prima la difesa fuori tempo massimo di Gheddafi, poi la rincorsa a cancellare le tracce delle imbarazzanti ruffianate e mettere a frutto, con i probabili futuri nuovi padroni della Libia, il nostro capitale di rapporti interni, certamente privilegiato. Vuoi sul fronte diplomatico, vuoi imprenditoriale, vuoi di “intelligence”, che poi traduci in spie. Per non lasciare campo a francesi ed inglesi, che la democrazia in Libia la pesano a barili di petrolio.

Quando il Segreto è legittimo? Né potevamo pretendere che lo stesso ex magistrato Frattini venisse a raccontarci che, per fornire quelle armi sottobanco a dei “ribelli”, si doveva “forzare” qualche legge. Quelle che valgono per i comuni mortali. Salvo eccezioni, nell’interesse dello Stato, da tutelare appunto col “Segreto di Stato”.Globalist aveva lanciato il sasso, volutamente ignorato da alcune agenzie di stampa nostrane su “consiglio” della Farnesina. Armi che ufficialmente non esistevano in Italia e che quindi potevano tranquillamente viaggiare e cambiare destinatario e utilizzo. Noi sapevamo, con dettagli, del vecchio arsenale ex Gladio uscito da Capo Marrargiu e sbarcato a Bengasi. Oggi, grazie all’intervento di una Procura della Repubblica, veniamo a sapere di un’altra spedizione della stessa partita. Altro materiale non inventariato, quindi “inesistente” e spendibile.

Due spedizioni e il resto. Sempre dalla Sardegna, questa volta i sotterranei dell’ex base navale Usa della Maddalena. Merce militarmente più pregiata per i “consumatori finali”, come direbbe Ghedini. Armamento ex URSS finito nelle guerre balcaniche e sequestrato dalla Nato nel 1994. Un cargo fermato al largo di Otranto mentre navigava verso la Croazia. L’armamento, un bel po’ di arnesi destinati alla “reconquista” delle krajne serbe, finisce in “custodia” dentro un magazzino delle forze armate italiane. Non inventariato ufficialmente, esattamente come le armi più obsolete e di marca occidentale dei vecchi “Nasco” della Stay Behind italiana. Il meglio per i combattenti libici che il servizio militare lo hanno fatto usando gli AK-47, gli ormai inflazionati Kalashnikov, e non certo le bifilari Beretta ormai adottate come arma di ordinanza persino dagli ex Cow Boy della Colt.

Segreto buono, segreto sporco. Due spedizioni clandestine d’armi verso la Libia, quelle svelate sino ad oggi. Una non nega l’altra ma, anzi, la conferma. Con due dettagli da sottolineare. Il primo riguarda il modello informativo italiano: non quello di Aisi o Aise, ma quello dei giornali. Certe notizie, se non obbligate da evidenze ufficiali, non trovano l’attenzione e l’impegno di verifica per la diffusione “alta”. Salvo chiedere alla Farnesina se è vero che Frattini ha detto una bugia e gli “aiuti umanitari italiani” ai ribelli libici prevedevano qualcosa in più di alimenti e medicinali. Come chiedere a Riina se esiste la mafia. Due: la stessa magistratura ordinaria insegue oggi le armi ex balcaniche per un eventuale trasporto occulto su navi “civili”, con rischio per i passeggeri. Più o meno come valutare la punizione per guida senza patente all’autore di una strage.

“Deviato” sarà Lei! Per essere seri e realisti occorre innanzitutto prendere atto che esiste il “Segreto di Stato” garantito ad operazioni di intelligence legate alla sicurezza: attive, passive, preventive. Poi uno può porsi il problema se quelle operazioni erano realmente nell’interesse della Stato, se l’input era istituzionale, corretto, preveggente o sbagliato. Responsabilità politiche, insomma. Sempre. Dove, a grattare sino in fondo, rischi di scoprire che una intera generazione di giornalismo pistaiolo, a caccia dei rami “deviati dei Servizi”, ha sbagliato semplicemente albero. Sempre e soltanto quello dell’indirizzo politico, salvo non lievi intromissioni di “suggeritori politici” ufficialmente non autorizzati. Ufficialmente, ripeto, e non certo per fare un favore ai “Fratelli” delle varie “P” diversamente numerate che lo Stato avevano infiltrato. Semplice presa d’atto, analisi senza moralismi di una realtà planetaria diffusa. La politica, sempre, soltanto e soprattutto. Se poi la politica non è mirata all’interesse collettivo ma di una parte, non è colpa né del cronista né dello “spedizioniere” di armi verso la Libia.

fonte: Globalist

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lug 192011
 
Si stanno rappresentando in questi giorni, in diversi paesi d’Europa, straordinarie commedie dell’assurdo. Gli attori più in vista sono gli uomini di Governo – in Francia, in Spagna, in Grecia, in Germania, in Italia – ma sono coadiuvati talmente bene in questa recita da tutti gli altri responsabili della vita politica e sociale, e prima di tutto dai giornalisti, che noi, poveri cittadini-sudditi, non riusciamo a capire perché il loro frenetico agire ci sembri così privo di una concreta direzione di senso e temibile proprio per questo.
Lo spettacolo offerto dagli “attori” italiani è tragico e surreale al tempo stesso. Berlusconi, Tremonti, Bossi, recitano a meraviglia i loro piccoli scontri sul bilancio, sul trasferimento di qualche Ministero al Nord, sulla necessità del governo centrale di aiutare lo smaltimento dei rifiuti a Napoli, come se davvero questi fossero i problemi politici di una Nazione che non soltanto deve provvedere alla vita ordinata di 60 milioni di persone ma che, per la sua posizione geografica, per i suoi impegni con l’Ue e con la Nato, è al centro di interessi economici e militari a livello mondiale. Le opposizioni stanno al gioco con una puntualità e una solerzia quasi incredibili, tenendo ben fissa l’attenzione dei cittadini, ma in apparenza anche la propria, sui piccoli particolari di queste dispute come se davvero fossero racchiusi qui i maggiori problemi degli Italiani. Se qualche volta la polemica sembra diventare più forte, è soltanto perché lo scambio di invettive ha assunto termini maggiormente violenti e volgari, ma si tratta in tutti i casi di invettive a vuoto: servono ad alimentare la commedia. Della politica vera, dei drammatici problemi veri, non parla nessuno, né al governo né all’opposizione.
I problemi più importanti
Sono problemi che chiunque è in grado di vedere e che, volendo limitarsi esclusivamente ai più gravi ed impellenti, possiamo indicare nel modo seguente:
1) L’ inesistenza dell’Europa come realtà politica, dalla quale però dipendiamo come se esistesse (la vicenda della guerra in Libia decisa da Sarkozy ne è una soltanto una delle ultime e sconvolgenti prove).
2) L’ appartenenza dell’Italia alla Nato, organizzazione militare che non si sa più a quale direttiva politica obbedisca data la mancanza di un’autorità politica europea e la contemporanea perdita di potere dei singoli Stati d’Europa (nessuno s’interroga, per esempio, su quale ruolo stia svolgendo nella politica estera l’Inghilterra, sempre sorella degli Stati Uniti ma con un piede dentro e uno fuori dell’Ue).
3) Il potere assoluto dei banchieri, a livello mondiale ed europeo, che ha completamente esautorato i politici nazionali e sta mano a mano svuotando l’essenza stessa dei singoli Stati costringendoli a vendere i loro possessi e finanche il proprio territorio (la Grecia è soltanto la prima di una catena già pronta).
4) L’irrazionalità di una sola moneta come espressione e strumento di 17 Stati totalmente differenti per il loro peso politico e le loro dimensioni economiche. E’ evidente che, o si disfa al più presto questa costruzione sul vuoto, oppure si verificherà un catastrofico fallimento collettivo. C’è forse bisogno di una qualsiasi dimostrazione in questo campo? L’euro è soltanto il diverso nome del marco. Un marco privo, però, dello Stato di cui era espressione. Per questo la Germania ha funzionato fino adesso come lo “Stato ombra” dell’euro. Ma è chiaro che la Germania non può continuare a reggere questa mastodontica finzione senza farsi trascinare anch’essa nel baratro: prestarsi soldi fra debitori (l’Italia, tanto per fare un esempio, ha iscritto nelle uscite del proprio bilancio il denaro prestato alla Grecia) è una pratica da “pazzi”, che nessun “povero” metterebbe in atto e che nessun usuraio accetterebbe, ma che i banchieri della Bce e del Fmi fingono di trovare normale e necessaria, spingendola fino all’estremo al solo scopo di rimanere alla fine “proprietari”, concretamente proprietari di tutta l’ Europa dell’euro.
5) L’eliminazione degli intellettuali dalla leadership, concordemente attuata da tutti i partiti europei, fatti esperti dallo scontro-sottomissione degli intellettuali nella Russia bolscevica. I partiti più importanti in Europa sono anche oggi quelli essenzialmente comunisti, reduci del comunismo e più o meno suoi eredi. L’Italia ne rappresenta la più fulgida testimonianza: il Presidente della Repubblica è appartenuto per tutta la vita, fino dai tempi di Stalin, al Partito comunista. Con il trattato di Maastricht gli intellettuali sono stati praticamente aboliti; non si sente più nessuna voce che possieda autorità tranne quella dei banchieri. Segno evidente di una tragica realtà: se sono morti gli intellettuali, è morta la civiltà europea.
6) La complicità di tutti i mezzi d’informazione con il disegno dei politici e dei banchieri. Una complicità così assoluta quale mai si era verificata prima nella storia perché non obbligata da nessuna censura. Gli oltre 500 milioni di cittadini d’Europa coinvolti nell’operazione disumana di lavorare senza saperlo al proprio suicidio, vi sono stati condannati non tanto dai politici quanto dai giornalisti. Senza il silenzio dell’informazione non sarebbe stato possibile condurre in porto un disegno di puro potere quale quello in atto.
Politici e banchieri in commedia
Se ciò che ho messo sinteticamente in luce è il quadro generale, per quanto riguarda i piccoli avvenimenti di quest’ultimo periodo a casa nostra non si può fare a meno di rilevare gli errori compiuti dai partiti di governo. Il Pdl e la Lega avrebbero avuto il dovere di piegarsi almeno per un momento a riflettere sui motivi delle sconfitte riportate nelle ultime elezioni e nei referendum. Per farlo, però, sarebbe stato necessario abbandonare il gioco della finzione come unica attività dei politici, uscire dalla “rappresentazione”, scendere dal palcoscenico dell’assurdo, cosa che evidentemente non hanno il coraggio di fare. Che non sia facile è chiaro. Bisognerebbe, infatti, rivelare agli Italiani che la sovranità e l’indipendenza della Nazione non esistono più, che tutte le funzioni vitali della società e del potere sono state consegnate in mani straniere e che quello che sembra ancora autonomo ed efficiente è di fatto pura apparenza. E’ sufficiente un solo esempio.
Tutto il gran parlare e il gran manovrare che si verificato in questi giorni intorno ai nomi del Signor Draghi, del signor Bini Smaghi e di altri importanti banchieri, appartiene al mondo della “rappresentazione”, della “commedia surreale”. In realtà i politici e il governo italiano non possiedono in questo campo alcun potere. Il signor Draghi, il signor Bini Smaghi, il signor Trichet (presidente della Bce) sono, chi in un modo chi in un altro, i proprietari, i possessori, gli “azionisti” delle Banche centrali. La Banca d’Italia, la cui direzione il signor Draghi sta per lasciare nelle mani del probabile signor Bini Smaghi, non è per nulla la Banca “di” Italia, non appartiene allo Stato italiano; quel “di”, particella possessiva, è un falso perché si tratta di una banca di proprietà di cittadini privati, possessori, come il signor Draghi, di parti del suo capitale, e continua a portare il nome di quando era effettivamente di proprietà dello Stato italiano ed emetteva la moneta dello Stato, esclusivamente allo scopo di ingannare i cittadini italiani. Stesso discorso si può fare per la Banca centrale europea, anch’essa proprietà di ricchissimi banchieri privati come i Rothschild, i Rockfeller e gli altri banchieri possessori del capitale della Banca d’Inghilterra, della Banca d’Olanda e ovviamente anche della Banca d’Italia come il signor Draghi. Lo Stato italiano, quindi, non ha, come nessun altro Stato europeo, alcun potere sulle nomine e tutto il gran parlare che si è fatto sul rispetto delle “procedure” da parte del Governo, sull’approvazione da parte del Parlamento europeo della nomina di un “illustre italiano” nelle vesti del signor Draghi, è stata una commedia, finzione allo stato puro: i banchieri si scelgono, si cooptano fra loro, tenendo nascosto il proprio potere dietro la copertura dei politici.
In conclusione: non c’è nessuno, in Italia, che non lavori a ingannare i cittadini, ivi compresi – è necessario ripeterlo e sottolinearlo – i giornalisti, la cui complicità è determinante in quanto costituisce il fattore indispensabile alla riuscita della rappresentazione.
Rimane la domanda fondamentale: perché i politici hanno rinunciato al proprio potere trasferendolo nelle mani dei banchieri? Nessuno ha ancora dato una risposta soddisfacente a questo interrogativo ed è questo il motivo per il quale siamo tutti paralizzati: siamo prigionieri in una rete fittissima ma non sappiamo contro chi combattere per liberarcene.
Il regno di Bruxelles
Laddove i banchieri non sono soli a comandare, troviamo insieme ad essi altri privati, non soggetti a nessuna votazione democratica, quali i Commissari dell’Ue e i Consiglieri del Consiglio d’Europa, di cui probabilmente gli Italiani non conoscono neanche il nome. In quel di Bruxelles le commedie dell’assurdo abbondano, tanto più che, lontani da qualsiasi controllo, si sono moltiplicati i ruoli, gli attori e i fiumi di denaro necessari alle rappresentazioni. Gli obbligati “passaggi” di alcune normative attraverso il Parlamento europeo, per esempio, costituiscono soltanto una delle innumerevoli, mirabili finzioni che sono state ideate per ingannare i poveri sudditi dell’Ue. Infatti le decisioni importanti vengono prese in ristretti gruppi di élite (il Bilderberg, l’Aspen Institute, per esempio) e la loro consegna al Parlamento obbedisce ad un rituale pro-forma, ad un’apparente spolverata di democraticità, così come soltanto pro-forma vengono consegnate poi per la ratifica finale ai singoli Parlamenti nazionali. Il nostro Parlamento, ubbidientissimo e servile come nessun altro, a sua volta le approva senza preoccuparsi neanche di farcelo sapere. A tutt’oggi l’80% delle normative in vigore in Italia è dettato da Bruxelles, ma gli Italiani credono ancora di essere cittadini di uno Stato sovrano.
Insomma, dobbiamo guardare in faccia la realtà: lo Stato italiano esiste soltanto di nome e noi, suoi sudditi, serviamo a tenere in vita, con i nostri soldi e la nostra credulità, una miriade di istituzioni “crea carte” e “passa carte” prive di reale potere. Si tratta, però, di istituzioni che, come succede sempre negli Stati totalitari, creano per sé a poco a poco il potere che non possiedono costruendo e organizzando cerchi sempre più larghi di nuove istituzioni, di inestricabili burocrazie. Non per nulla un esperto della Russia bolscevica quale Bukowski ha affermato che l’Ue ne costituisce una copia. Non si tratta di un’affermazione esagerata: gli avvenimenti che lo provano sono sotto gli occhi di tutti, anche se per la maggioranza dei cittadini, accecati dalla “rappresentazione” della democrazia, è difficile accorgersene. Ma presto la burocrazia mostrerà la durezza della sua faccia.
Dittatura europea e Val di Susa
E’ di questi giorni lo scontro dei cittadini con il governo “democratico” a causa della cosiddetta “Alta velocità” in Val di Susa. Si tratta di un’opera imposta dall’Ue, ovviamente non per collegare Torino a Lione, affermazione incongrua e ridicola, ma per poter fingere che l’Europa sia un unico territorio, trasformando le Alpi e l’Italia in un “corridoio” europeo (non sono io ad avergli dato questo nome: l’hanno chiamato così coloro che si sono autoproclamati proprietari dell’Europa). “Traforare le Alpi”per far passare un treno da Torino a Lione è un’operazione talmente folle che è impossibile trovare aggettivi sufficienti a definirla. L’insensibilità dei padroni dell’Europa e dei loro servi italiani per ciò che è la “natura”, il territorio, il paesaggio, come la prima e assoluta bellezza di cui è divinamente ricca l’Italia, sarebbe sufficiente a negarne l’autorità e il potere. Deve essere comunque chiaro a tutti, e affermato con assoluta determinazione, che il territorio di una Nazione è proprietà del suo popolo, e non può essere alienato in nessun modo se non per espressa volontà del popolo. I politici odierni non sono monarchi, non possiedono, come un tempo i re, i territori che governano. Il governo italiano ha dimostrato in questa occasione, più e meglio che in molte altre, il suo disprezzo per la democrazia, opponendo la forza della polizia alla sovranità dei cittadini, mentre il suo primo dovere sarebbe stato quello di rifiutare l’imposizione dell’Ue per un’opera ingegneristicamente mostruosa, rischiosa fino all’impossibile, priva di una qualsiasi giustificazione. Appellarsi al denaro fornito dall’Ue, come i politici sono soliti fare, costituisce l’ennesima prova del disprezzo che nutrono per l’Italia, per il suo territorio, per la sua bellezza. Una prova, inoltre, della loro incapacità a credere che esista qualcuno al mondo la cui anima non somigli a quella dei banchieri.
articolo di Ida Magli
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