ago 312011
 

La perversione delle agenzie di stampa statunitensi, europee e loro subordinate nel chiamare “guerra civile” quello che sta accadendo in Libia dimostra come è possibile trasformare un intervento coloniale contro un Paese – del quale gli Stati Uniti e i loro alleati vogliono appropriarsi per diversi interessi – in una ribellione “interna” che “umanitariamente” deve, invocano i suoi creatori, essere appoggiata da altri Paesi.

La realtà è che il popolo libico sopporta da marzo i bombardamenti selvaggi della NATO, contro un Paese di quasi sei milioni di abitanti, considerando che una buona parte del suo territorio è deserta. Morte e distruzione sono i risultati degli attacchi, che mirano ad aprire la strada ai mercenari che sono stati, fin dall’ inizio, il vettore della supposta “ribellione” della popolazione contro Gheddafi.

Non ci sono foto della “ribellione”. Non esiste nessuna immagine di questa ribellione popolare, né delle giustificazioni – i supposti bombardamenti di Gheddafi contro la popolazione civile – su cui si appoggia l’ intervento brutale in pieno ventunesimo secolo. Ma è un fatto che questa popolazione civile sia massacrata dai suoi “protettori” che fanno parte della NATO; e case, scuole, ospedali, università, tutto è distrutto in nome di questa protezione.

La risoluzione 1973 adottata il 17 marzo 2011 per stabilire il blocco dello spazio aereo sulla Libia ha avuto come unica finalità quella di impedire che il governo sovrano di questo Paese si difendesse. La risoluzione è stata decisa senza che la popolazione o le autorità locali potessero prendere una decisione al riguardo. Semplicemente si è arrivati alla conclusione che la Libia non dispone di una difesa aerea, ma nonostante questo il Paese ha resistito quasi sei mesi ai bombardamenti e ed è risultato evidente è che i “ribelli” non esisterebbero senza la NATO. Basta vedere una fotografia circolata recentemente nei giornali che mostra i supposti “oppositori libici” che presentano caratteristiche fisiche, abbigliamento e armamenti somiglianti a quelli dei mercenari che le grandi potenze hanno portato nella regione.

Per poter cominciare a sostenere un intervento militare gli Stati Uniti e i loro alleati hanno utilizzato i mass media di tutto il mondo, che sono sotto il loro controllo. In questo caso gli USA hanno potuto contare anche su una collaborazione interessata o spontanea – non importa, in un modo o nell’ altro hanno raggiunto l’ obiettivo – di alcuni giornalisti e intellettuali considerati “progressisti”, che sono stati complici dell’ intervento militare e della rete di menzogne inventate per giustificarlo.

Adesso aspettano, per giustificarsi anche con se stessi, che la NATO vinca e racconti la storia dei vincitori sulle “orribili violazioni dei diritti umani” commesse dai “ribelli libici” coprendo con questa versione gli orrori commessi dai mercenari e dalle forze straniere. Così come è già stato fatto in Afghanistan, in Iraq e in altri Paesi precedentemente.
Sarà che il mondo si è già dimenticato, così facilmente, quando gli Stati Uniti attaccavano dalle basi in Honduras alla Nicaragua sandinista, distruendo villaggi, uccidendo, torturando, violentando donne e bambini? Ronald Reagan chiamava gli invasori “combattenti per la libertà”.

Chiamare “ribelli” un gruppo di mercenari manipolati dalla CIA è mancare del dovuto rispetto ai veri ribelli che lottano in tutto il mondo per la loro liberazione. Il popolo e il governo libico non solo possiedono il diritto, ma hanno anche l’ obbligo di difendersi da soli, come qualunque Paese del mondo attaccato dalle truppe degli invasori ha il dovere di fare. Se gli Stati Uniti con le loro azioni volevano trasformare la Libia in una nuova “Somalia”, come ha dichiarato il 19 agosto il portavoce del governo libico, Mussa Ibrahim, di fronte all’ aumento dei bombardamenti della NATO, tutti i Paesi del mondo sono completamente senza protezione di fronte a decisioni imperialiste come queste.

La Somalia è un Paese senza governo, che affronta una fame avvilente, ed è un Paese come questo che le potenze occidentali possono creare in Libia se continuano con gli attacchi. A questo punto quando le nazioni imperialiste si sono già appropriate di tutti i soldi dello Stato libico, installando anche a Washington un’ ambasciata battezzata “Consiglio di Transizione”, nessuno può mettere in dubbio che questi “ribelli” abbiano mai rappresentato il popolo della Libia. Prima di controllare con la forza il territorio i “ribelli” hanno creato la Banca Centrale di Bengazi. Esiste qualcosa di simile nella storia?

(traduzione dal portoghese di un articolo di Stella Calloni) fonte

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ago 312011
 

Finalmente un membro del governo dice quasi la verità, però ora vorrei vedere se hanno le palle anche per agire

ROMA (ITALPRESS) – “La falsita’ propagandistica della Nato e’ veramente senza vergogna. Gia’ quando Gheddafi era ancora in sella era evidente a tutti che l’intervento della Nato era un’azione belligerante a favore di una fazione contro l’altra e che la scusa propagandistica della difesa della popolazione civile era solo una foglia di fico per coprire bombardamenti che hanno causato la morte di decine di civili, donne e bambini”. Lo afferma in una nota il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Roberto Castelli (Lega Nord).
“Ma adesso, mentre la maggior parte del territorio libico e’ in mano ad insorti che si stanno macchiando di delitti contro l’umanita’ – aggiunge -, come da piu’ fonti denunciato, dire che bisogna continuare a bombardare per questioni umanitarie supera persino il Grande Fratello di Orwell”.
(ITALPRESS).

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ago 292011
 

Il peccato originale di Israele è il sionismo, l’ideologia razzista secondo cui uno stato ebraico avrebbe dovuto rimpiazzare la vecchia Palestina. Alla radice del problema sta la struttura esclusivista del sionismo nella quale solo gli ebrei sono trattati come cittadini di prima classe. Sembra incredibile quanto si diventa felicemente cretini nello sfogliare i quotidiani italioti, per di più quelli asserviti all’establishment ebraicoche grazie alla campagna molto efficace nel sopprimere le informazioni pregiudizievoli verso Israele, mirano a rimuovere dalla  memoria dei lettori i crimini del boia sionista in Medio Oriente. Una propaganda quotidiana, controllata dall’occhio vigile della censura. Se l’Italia non brilla nelle classifiche internazionali per libertà di stampa, è soprattutto dovuto alle assidue genuflessioni di incensatori ruffiani che non riescono a vedere oltre la punta del loro naso adunco. Infatti, peroccultare i massacri dei Palestinesiche con cadenza sistematica vengono compiuti da Israele, fanno ricorso all’accusa strumentale diantisemitismo giocando sulla confusione tra ebraismo e sionismo. Ecco che impulsivamente animati dalla loro irrefrenabile tendenza servile, fanno a gara per favorire al meglio il servigio, ergendosi inquisitori sulla base dell’antica dottrina della «superiorità morale» ebraica.

Far saltare in aria un autobus così come massacrare gli abitanti indifesi di un villaggio, come si sa, è terrorismo. L’attentato di Eilat, nel sud di Israele al confine con l’Egitto, in cui persero la vita 14 persone, ha occupato i titoli principali nella stampa internazionale.

Islam Qreiqe’, bambino palestinese di 2 anni,
fatto a pezzi da un missile lanciato da un drone israeliano
nella rappresaglia sionista contro Gaza, in Ath-Thaltheen Street

Poche ore dopo l’aviazione israeliana bombardò Gaza, nonostante che fonti ufficiali palestinesi avessero negato ogni responsabilità per gli attacchi.

Il Primo ministro terrorista Benjamin Netanyahu, dichiarò di essere certo della porvenienza degli attacchi terroristici da Gaza, e la prova consisteva nel fatto che uomini armati avevano usato armi automatiche tipo Kalashnikov. «L’origine degli attentati di oggi è certamente Gaza. Agiremo contro di loro con forza e determinazione». Così il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak.

Infine, il colonnello Avital Leibovitz, portavoce dell’IDF (Israeli Defence Forces), basandosi su informazioni del Mossad, in un’intervista ha raccontato in che modo l’esercito era giunto a quelle conclusioni e su chi fosse stato il responsabile degli attacchi: «Alcuni elementi riscontrati sui corpi dei terroristi, e che stanno utilizzando – per esempio – proiettili e fucili Kalashnikov, che sono molto comuni a Gaza».

Mentre nel mondo incantato dei media italioti, i pappagalli di Gerusalemme hanno dipinto un quadro della situazione esattamente opposta, gli eventi sono visti in maniera totalmente differente: dall’Egitto, che non ha nessun interesse a sostenere una tesi diversa da quella contro Gaza, giungono le identificazioni dei terroristi uccisi dai soldati con la stella di David in territorio egiziano (insieme ad alcuni soldati egiziani uccisi per errore). Si tratta di egiziani, noti “terroristi” della zona del Sinai, uno dei quali fuggito dalle prigioni di Mubarakdurante la rivoluzione egiziana.

Questo è un altro esempio di terrorismo ebraico-sionista, il cui pensiero strategico di frammentazione di tutti gli Stati arabi in unità più piccole non è unico all’interesse dei sanguinari dirigenti sionisti, ma per genuflessione, anche ai loro inebetiti complici per i quali – vedi il Presidente della Repubblica italiota Giorgio Napolitano che si è precipitato ad esprimere al Presidente israeliano Shimon Peres il proprio cordoglio – l’articolo di fede più importante rimane che Israele sia vittima sfortunata del terrorismo, di attacchi militari, di odio implacabile e irrazionale.

Nonostante la remota ipotesi per un «processo di pace», chiamato con espressione inappropriata Road Map, i Palestinesi non sono mai stati tanto minacciati dalla politica di Tel Aviv. Con una combinazione di intimidazioni, dell’uso efficace della lobby israeliana negli Stati Uniti e della totale subordinazione dei vertici politici italiani.

La triste realtà è che, fintanto che la strategia sionista per il Medio Oriente non sarà presa sul serio dall’opinione pubblica internazionale e dalla miope informazione, la risposta a qualsiasi fututo assedio di altre Capitali arabe sarà dello stesso tipoTripoli inclusa.

fonte: ilgraffionews

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ago 282011
 

Gli Stati Uniti stanno per essere colpiti da una tempesta di gigantesche proporzioni. Questa tempesta è il fallimento completo dell’operazione mediatica con cui, a partire da sabato scorso, avevano proclamato la “liberazione” di Tripoli e la vittoria del gruppo di masnadieri che sulla stampa vengono chiamati “ribelli” o “insorti”, ma che sarebbe più esatto definire macellai e sadici assassini, in gran parte mercenari dei paesi NATO o membri di Al Qaeda reclutati qua e là nei paesi arabi. A una settimana dai proclami di vittoria, le forze lealiste di Gheddafi resistono, controllano ancora gran parte della capitale, nonché almeno 20 città libiche che la stampa internazionale, mentendo spudoratamente, aveva dato per “conquistate dai ribelli”.

L’operazione mediatica era stata progettata con cura, in stretta cooperazione con le reti televisive e le agenzie di stampa internazionali a cui si abbeverano anche i lacché del giornalismo nostrano. Per tutta la scorsa settimana si era continuato a parlare, con toni sempre più trionfalistici, di fantomatiche conquiste compiute dai “ribelli” (le città di Zliten, Zawiyah, perfino Misurata), conquiste che erano inspiegabili, stante la totale deriva politica e militare in cui il movimento degli insorti, già di per sé inconsistente, era venuto a trovarsi dopo l’uccisione del loro capo, il colonnello Abdel Fatah Younis. La grancassa mediatica ha strepitato per tutta la settimana gli stessi avvertimenti assordanti: I ribelli si avvicinano a Tripoli! I ribelli hanno circondato la capitale! I ribelli stanno arrivando!

Finalmente, sabato 20 agosto, tutto l’apparato dei media dell’impero ha iniziato a trasmettere la notizia tanto attesa dell’”arrivo degli insorti a Tripoli”. Era tutto falso. Gli insorti non erano “arrivati” da nessuna parte, ma si trattava di “cellule dormienti” già presenti nella capitale libica, poco più di un centinaio di persone a cui era stato dato l’avviso che l’operazione mediatico/militare era iniziata. Parte di questi individui hanno iniziato a impazzare per le strade cittadine, saccheggiando e uccidendo, esattamente come hanno fatto nel resto della Libia negli ultimi sei mesi, allo scopo di terrorizzare la popolazione e distrarre le forze militari. Un’altra parte si è appostata, in qualità di cecchini, in punti chiave della città, in particolare presso l’Hotel Rixos, che ospitava i giornalisti stranieri indipendenti. L’ordine era di impedire ai reporter di uscire dall’Hotel, affinchè non vedessero cosa realmente stava accadendo. Per assicurarsi al 100% che venisse eseguito, i giornalisti sono stati esplicitamente minacciati di morte da alcuni “colleghi” della CNN, che erano in realtà agenti della CIA e dell’MI6 sotto copertura. Una minaccia mostruosa, che gli stessi giornalisti non riescono nemmeno a spiegare agli organi di stampa di cui sono corrispondenti e ai loro lettori/spettatori, visto che per la stampa e le persone comuni i servizi segreti e i loro misfatti sono “un’invenzione dei complottisti”.

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ago 272011
 
“Coloro che si sentono irritati dalla nostra amicizia con il Presidente Gheddafi possono andare a fare un tuffo in piscina.“ (Nelson Mandela)
Sbagliare è umano, perseverare diabolico. E la Nato diabolica lo è assolutamente, visto che non soddisfatta di avere bombardato il 22 luglio scorso, le tubature del sistema di irrigazione artificiale libico che attraversa il deserto ed eroga l’acqua al 70% delle famiglie della Libia, il giorno dopo si accanisce sull’unica fabbrica di produzione di tubature che avrebbe potuto ripararle, a Brega.
Rassicuro comunque tutti che lungi dall’essere come allude l’articolo di Pravda, un mero atto di vendetta perché la NATO stava perdendo, si tratta di spianare la strada ai privatizzatori Gaz de France-Suez e Veolia, che  si faranno un onore di fare bella figura “aggiudicandosi” gli appalti per ricostruire l’aquedotto – imponendone per inciso LA PRIVATIZZAZIONE a essa stessa e compari – dell’infrastruttura e di un’acqua che in Libia – abbondante – era GRATUITA PER TUTTI. Barbaramente eliminata la concorrenza, con tanto di campagna stampa sulle virtù del “libero mercato”.
Sulla stessa linea, tre giorni fa, nella serie ininterrotta di raid aerei della NATO, è stata colpita appositamente la ZECCA, fulcro della sovranità di ogni popolo che si autodetermini – la quale stampava moneta per conto di Gheddafi e del popolo, a tassi d’interesse zero e sovranamente. Un po’ come i biglietti di Stato di Moro, le 500 lire del mercurio alato, prima che finisse  come è finito.
Non è un segreto per nessuno che le royalties che Gheddafi chiedeva alle multinazionali di idrocarburi viaggiavano sui livelli di Norvegia e Canada, aggirandosi sull’80% – ma l’ENI godeva di privilegi al riguardo? – e che con l’occupazione atlantista scenderanno ai livelli italiani (7-10%, con prove di produzione gratuite per due anni) post mortem Mattei. Se fanno i bravi.
Si sa anche che Gheddafi gestiva come la Norvegia, un fondo sovrano tra i più ricchi al mondo, alimentato con tali royalties appunto e i proventi dagli idrocarburi, che redistribuiva lautamente alla popolazione. Troppa ricchezza per una così esigua popolazione…E soprattutto troppo potere al popolo con i fondi sovrani.
Sembra che Gheddafi avesse capito l’inghippo della moneta debito vs moneta del popolo e che pertanto aveva in progetto di creare un dinaro d’oro come riferimento delle transazioni internazionali: un peu fort de café, come direbbero i francesi, per un beduino del deserto che non rispetta le etichette moraliste, strategiste, buoniste, ipocrite e omertose della cricca di finanzieri banditi che governa la pirlamide mondiale. Tale mossa avrebbe infatti definitivamente sotterrato il petrodollaro, mostrando al mondo quanto questa valuta sia oramai tenuta in piedi a suon di bombe all’uranio e attacchi al fosforo bianco, campagne stampa del tutto manipolatorie e menzognere.
Come la balla della piazza Tripoli del 24 agosto dove esultano pseudo ribelli montata in uno studio televisivo del Qatar e ammessa al telegiornale (libico?) dallo stesso Abdeljalil, del CNT, come metodo per migliorare il morale dei ribelli e per disperdere i lealisti. Una balla di guerra insomma, solo che la NATO dice di essere lì per proteggere i civili. Una balla propagandata nel mondo intero, dai media di proprietà delle stesse banche e delle stesse multinazionali che si stanno leccando i baffi per il lauto bottino e per le quali la NATO è assoldata.

http://www.dailymotion.com/video/xkpj15_la-chute-de-tripoli-m-abdeljalil-avoue-le-mensonge-tourne-au-qatar-et-retrasmis-a-travers-le-monde_news

Un Gheddafi che ha osato sfidare la comunità internazionale con obiezioni del tutto condivisibili come quando dichiara all’ONU:

A cosa servono le Nazioni Unite se 5 Stati hanno il diritto di vita e di morte?A cosa serve che noi veniamo a fare i nostri discorisi una volta l’anno alle Nazioni Unite se nella sala accanto ci sono 5 Stati che decidono per voi che siete seduti qui? Voi 191 Stati siete solo ornamento in questa sala”.

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ago 272011
 

Nella spasmodica ricerca del dittatore di Gheddafi crescono a dismisura le nefandezze della manipolazione ordita dalle forze della Nato. Gheddafi viene dipinto come un sanguinario e brutale assassino, come quello che ha voluto mettere il popolo libico alla fame, che lo ha torturato maltrattato, trucidato. Gli esempi non mancano e i vari notiziari della coalizione bancaria della Nato, Inghilterra e Francia in testa, portando esempi raccapriccianti sulle scorribande selvagge dei lealisti (chissà perché li chiamano lealisti e gli altri ribelli, forse perché quelli della Nato si rendono conto di aver usurpato uno stato sovrano), quando nella realtà sono i risultati delle massicce scorribande dei voli della Nato e dei massacri compiuti con bombe al fosforo  sui civili e con armi non convenzionali e con l’uso di elicotteri e squadre d’intervento speciali.

Anche il maiale di Frattini, assieme alla sua congrega sionista, spinge affinché Gheddafi venga catturato vivo o morto. Vivo o morto: ma che senso ha? Se lo catturi vivo hai modo di capire e di carpirgli alcuni segreti, ma se lo catturi morto non saprai mai nulla…impossibile capire quei cancheri sionisti che popolano quei governi come il nostro.

Nel frattempo siccome siamo bravi a mostrare la via per farci “inchiappettare” la Francia e l’Inghilterra ha già messo giù un piano di ristrutturazione (piano marshall IIa versione) per i paesi e le città distrutte dagli aerei della coalizione, mentre l’Italia con quell’altro infame di Scaroni (massone), appoggiato dal supremo laido di Frattini e Napolitano, raccoglierà le bricciole del banchetto giacobino, perdendo nel contempo una cosa come oltre 30 miliardi di euro di forniture.

Il ruolo dell’Italia è stato decisivo, il governo della destra e sinistra italiana è stato decisivo e tutto l’arco costituzionale, schiavo delle logge massoniche e bancarie che hanno deciso l’attacco alla Libia, ha avuto il suo meritato contributo economico: 4,5 miliardi di dollari a fronte di commesse già sosttoscritte con Gheddafi di oltre 40 miliardi di dollari.

Sembra come la storiella del commerciante che vendeva sempre tutto la sua merce ad un prezzo più basso del costo sostenuto per acquistarla.

Nel contempo e la cosa lascia per lo più meravigliati, ma non sorpresi, è che tutte le popolazioni arabe non hanno mosso un dito e questa la dice lunga sulla situazione politica del medioriente, ovvero della inaffidabile condizione di stabilità di una zona dove pochi ladri (Francia, Inghilterra, Israele e Italia) possono determinare ancora una volta una condizione coloniale per dominare il mondo. Mi preoccupa anche la posizione della Cina e della Russia che essendo fruitrici del petrolio libico avrebbero potuto estendere il loro veto all’Onu in maniera ben più prepotente, ma è evidente ancora una volta che a fare i conti non sono il rispetto delle nazioni, ma gli interessi miliardari delle aziende che controllano i paesi, tanto in Russia quanto in Cina.

Ma quello che ancora è più infame da parte di tutte le organizzazioni mondiali è che i giornalisti indipendenti, quelli che non prendono i soldi dai potenti sono in serio pericolo di morte per le minaccie subite e per le testimonianze da loro riportate direttamente dalla Libia. E’ il caso di Lizzie Phelan che ha subito la censura di Worpress e di Twitter per le notizie che riportava dalla Libia: libertà a senso unico?

http://www.youtube.com/watch?v=TFE3XqPBu2k&feature=player_embedded

E’ un esempio emblematico e se quanti, come vogliono farci credere, inneggiano all’unità d’Italia, dall’altra parte stanno svuotando la sostanza di questa unità proprio attraverso questi sistemi di dominio che della sovranità di un paese e di un popolo non gliene frega niente a nessuno, tanto meno a quello che molti inneggiano come il salvatore (Napolitano), mentre pochi sanno che è un essere che nemmeno della sua ombra non ci si dovrebbe fidare tanto grande è il laidume che permea quel comunista: per tutti i suddetti solo una pena sarebbe loro da riservare come la Crux patibulata, così come a Roma si usava per la feccia più bassa ed ignobile che calpestava la nobile terra italica.

LA LYBIA DI GHEDDAFY:

Elettricità domestica gratuita per tutti

■Acqua domestica gratuita per tutti

■Il prezzo della benzina è di 0,08 euro al litro

■Il costo della vita in Libia è molto meno caro di quello dei paesi occidentali. Per esempio il costo di una mezza baguette di pane in Francia costa più o meno 0,40 euro, quando in Libia costa solo 0,11 euro. Se volessimo comprare 40 mezze baguette si avrebbe un risparmio di 11,60 euro.

■Le banche libiche accordano prestiti senza interessi

■I cittadini non hanno tasse da pagaren e l’IVA non esiste.

■Lo stato ha investito molto per creare nuovi posti di lavoro

La Libia non ha debito pubblico, quando la Francia aveva 223 miliardi di debito nel Gennaio 2011, che sarebbe il 6,7% del PIL. Questo debito per i paesi occidentali continua a crescere

■Il prezzo delle vetture (Chevrolet, Toyota, Nissan, Mitsubishi, Peugeot, Renault…) è al prezzo di costo

■Per ogni studente che vuole andare a studiare all’estero, il governo attribuisce una borsa di 1627,11 Euro al mese.

■Tutti gli studenti diplomati ricevono lo stipendio medio della professione scelta se non riescono a trovare lavoro

■Quando una coppia si sposa, lo Stato paga il primo appartamento o casa (150 metri quadrati)

■Ogni famiglia libica, previa presentazione del libretto di famiglia, riceve un aiuto di 300 euro al mese

■Esistono dei posti chiamati « Jamaiya », dove si vendono a metà prezzo i prodotti alimentari per tutte le famiglie numerose, previa presentazione del libretto di famiglia

■Tutti i pensionati ricevono un aiuto di 200 euro al mese, oltre la pensione.

■Per tutti gli impiegati pubblici in caso di mobilità necessaria attraverso la Libia, lo Stato fornisce una vettura e una casa a titolo gratuito. Dopo qualche tempo questi beni diventano di proprietà dell’impiegato.

■Nel servizio pubblico, anche se la persona si assenta uno o due giorni, non vi è alcuna riduzione di stipendio e non è richiesto alcun certificato medico

Tutti i cittadini della libia che non hanno una casa, possono iscriversi a una particolare organizzazione statale che gli attribirà una casa senza alcuna spesa e senza credito. Il diritto alla casa è fondamentale in Libia. E una casa deve essere di chi la occupa.

■Tutti i cittadini libici che vogliono fare dei lavori nella propria casa possono iscriversi a una particolare organizzazione, e questi lavori saranno effettutati gratuitamente da aziende scelte dallo Stato.

■L’eguaglianza tra uomo e donna è un punto cardine per la Libia, le donne hanno accesso a importanti funzioni e posizioni di responsabilità.

■Ogni cittadino o cittadina della Libia si puo’ investire nella vita politica e nella gestione degli affari pubblici, a livello locale, regionale e nazionale, in un sistema di DEMOCRAZIA DIRETTA (iniziando dal Congresso popolare di base, permanente, fino ad arrivare al Congresso generale del popolo, il grande Congresso nazionale che si riunisce una volta all’anno) .

Fonte: ipharra.org 

articolo di Pitocco dal sito 4realinf

 

 

 

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ago 252011
 

http://www.megavideo.com/?v=N8G7G7BI

Anche i frangenti più tragici hanno delle sfumature di grottesco. In questo video, Thierry Meyssan cerca di spiegare all’allibito anchorman di Russia Today che lui e i suoi colleghi giornalisti indipendenti, assediati dai cecchini nell’Hotel Rixos a Tripoli e protetti (per adesso) soltanto dalla buona volontà di alcuni volontari libici armati, sono stati minacciati di morte da alcuni “colleghi giornalisti” della CNN, che sono in realtà uomini della CIA e dell’MI6 in incognito.

 

I servizi segreti americani e inglesi non vogliono che si sappia della carneficina che gli aerei NATO stanno compiendo a Tripoli, né che si scopra che i famosi “ribelli” in realtà non esistono, che sono una semplice e sanguinaria messinscena. Si tratta di semplici bande di stupratori, tagliagole e saccheggiatori utilizzati dalla NATO sia come diversivo per tenere impegnate le truppe lealiste sul terreno, sia come pretesto per continuare a giustificare i propri massacri con la schifosa foglia di fico della “ribellione al dittatore”. Gli uomini della CIA non vogliono che si sappia in giro e hanno minacciato di morte tutti i giornalisti presenti al Rixos: non solo Meyssan, ma anche Mahdi Nazemroaya, Lizzie Phelan e altri. Franklin Lamb si è già preso una pallottola in un gamba ad opera di un cecchino, perché impari a tenere a freno la lingua.

Il conduttore di Russia Today non riesce a capacitarsi, non riesce a trovare la logica di ciò che Thierry Meyssan sta dicendo e a un certo punto domanda sbigottito: “Ma se avete vicino a voi degli americani e degli uomini della CIA, allora perché siete così spaventati?”.

Thierry fa una pausa di silenzio (me lo immagino mentre alza gli occhi al cielo), poi esclama:“Ahem… beh… non posso spiegarle tutti i dettagli adesso…”.

Thierry chiarisce anche il mistero delle famose “marce” dei ribelli verso questa o quella città. In realtà i cosiddetti “ribelli” , in molti casi, non marciano per niente. Vengono trasportati sulla costa dalle navi oppure arrivano sulle strade con la copertura degli elicotteri Apache, i quali, durante queste operazioni, sparano contro qualunque cosa si muova. Gli elicotteri aprono la strada, dopodiché ai “ribelli” non resta che fare il loro lavoro, che è quello di mettere le città a ferro e fuoco, stuprando, saccheggiando e uccidendo.

Thierry Meyssan e i suoi colleghi isolati al Rixos stanno rischiando letteralmente la vita per portarci qualche scampolo d’informazione vera da una guerra su cui i nostri media hanno raccontato soltanto menzogne. Mi pento di tutte le volte in cui ho dichiarato che il giornalismo autentico era morto e sepolto. Invece è ancora vivo e vegeto e almeno questa, in mezzo a questo fiume di abominio, è una splendida notizia.

fonte

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ago 232011
 

Intervistato dall’Ansa, il sottosegretario agli Esteri Mantica ha rivelato che l’accordo di Bengasi del 2008 “ha valore e non può esser ignorato”.

Gli fa eco il ministro della Difesa La Russa che afferma a Sky tg24: ” il trattato di amicizia tra Italia e Libia non lo abbiamo rotto noi”

già, lo ha rotto mia nonna….

Ora con quale faccia tosta si possano dire certe stronzate rimane un mistero, ma val la pena ricordare cosa aveva firmato e sottoscritto il nostro vergognoso governo solo tre anni fa:

Articolo 3
Non ricorso alla minaccia o all’impiego della forza - Le Parti si impegnano a non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’altra Parte o a qualunque altra forma incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite,

Articolo 4
Non ingerenza negli affari interni

-1) Le Parti si astengono da qualunque forma di ingerenza diretta o indiretta negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte, attenendosi allo spirito di buon vicinato.

-2) Nel rispetto dei principi della legalità internazionale, l’Italia non userà, ne permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà, né permetterà, l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro l’Italia.

Ora, leggendo la ratifica del trattato alla Camera il 23 dicembre 2008 presentata dal sionista Frattini scopro che il 30 agosto è la giornata dell’amicizia italo-libica.

Quel giorno si avvicina, che si fa? Cambiamo la festa in Giornata dell’ennesimo tradimento?

 

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