ago 212011
 

L’italianissimo Alessandro Londero, titolare della “Hostessweb“, con un gruppo di volontari il 4 Agosto scorso era a Zlitan, a riprendere con la sua videocamera gli edifici della città libica, a 150 km da Tripoli, distrutti dall’aviazione di Unified Protector.
Il 7, assieme ai suoi collaboratori sarà a Tripoli.
Non potrà quindi fornire una documentazione degli effetti del secondo bombardamento della NATO sui quartieri di recente costruzione, che ospitano la metà della popolazione locale che ha raggiunto i 200.000 residenti, né partecipare a disseppellire dalle macerie i corpi di 85 tra anziani, donne e bambini colpiti in una località (Majer) a un tiro di sputo da Zlitan che verranno composti in sacchi di plastica e allineati dai soccorritori a fianco di una moschea.
I feriti gravi, oltre 67, saranno evacuati verso l’ospedale di zona.
Lo farà, trasportandosi dietro osservatori indipendenti e inviati della stampa accreditata a Tripoli, il portavoce della Jamahiriya Mussa Ibrahim a distanza di 24 ore dalla partenza di Alessandro e del suo gruppo.
Inutile dire che di questa nuova strage della NATO non si è visto ne sentito nulla nei TG, né è stata pubblicata un sola foto sulle pagine dei quotidiani nazionali.
E’ apparso solo qualche trafiletto nelle pagine “esteri” per dare spazio al comunicato di Unified Protector di… accertamenti in corso.
L’inviato della RAI a Tripoli ormai si è eclissato da tempo. Mediaset e La7 non ne hanno mai spedito uno in Libia.
La Farnesina ha invitato le redazioni televisive e delle carta stampata a stare lontano dalla Jamahiriya di Gheddafi per motivi di “sicurezza“, dopo aver notificato ai direttori di rete l’impossibilità per il Gruppo di Crisi di poter offrire qualunque tipo di assistenza in caso di emergenza.
Il black out dalla Jamahiriya rimane così per ora pressochè totale.
Londero racconterà di aver percorso durante la notte una Litoranea sgombra di colonne militari e di aver osservato in prossimità dei due soli distributori di benzina sorpassati nel ritorno a Tripoli 2.000-3000 auto in fila. “I libici si danno il cambio – scriverà nel suo reportage diffuso dall’Adnkronos – . Ognuno di loro si occupa di 8-10 vetture, le sposta a mano una ad una avanzando faticosamente di pochi metri ogni ora. Ci vorranno – aggiungerà – più giorni di attesa per arrivare alla pompa sperando che quando verrà il turno dei mezzi che gli sono stati affidati ci siano ancora scorte di benzina e gasolio per riempire i serbatoi.”
Una volta arrivati al Rixos, unico hotel ancora operativo, Alessandro e il suo pugno di amici si troveranno sotto le bombe. “Il sibilo e gli scoppi sono diventati – annoterà – una macabra colonna sonora che ci accompagna per ore. Ormai non ci sono più mezzi pubblici, i negozi aperti cominciano ad essere pochi, scarseggiano viveri e beni di prima necessità.”
Gli aerei della NATO continueranno a distruggere, di giorno e di notte, centrali elettriche, condotte, autoparchi, strutture industriali, ponti sopraelevati, edifici pubblici, sedi radio e tv, depositi energetici, alimentari e sanitari.
“Tripoli rimane – avrà modo di osservare – senza luce ed acqua per ore. Dal 1° Agosto in Libia c’è il Ramadan. Quando alla sera la gente di Tripoli apre i frigoriferi trova solo alimenti deteriorati, inservibili dopo 48 ore senza elettricità come succede sempre più spesso”.
Per i più giovani e per gli anziani l’effetto è la riduzione in quantità e qualità dell’alimentazione giornaliera per evitare infezioni intestinali che potrebbero essere mortali.
I presidi medici si stanno rapidamente esaurendo. Gli ospedali rigurgitano di feriti.
“Si scende nelle strade – osserverà Londero – per tirare fuori tutta la rabbia che si ha in corpo indicando con le dita i cacciabombardieri di Unified Protector che continuano a dispensare ai residenti della Tripolitania, con le bombe, l’assistenza “umanitaria” alle popolazioni locali decretata dal Consiglio di Sicurezza del Palazzo di Vetro.”
La Russa, dal canto suo, continuerà a chiamare queste faccenduole… embargo navale e rispetto della “no-fly zone“.
Vorremmo poter andare avanti col racconto di Alessandro anche se i lettori sanno già cosa stia succedendo al popolo libico dopo i bombardamenti della NATO sulla Serbia, sull’Afghanistan e sull’Iraq. Peste, morte, incendi e… fine della Storia.
Ebbene, ecco cosa si scriveva, aggiornando “le uscite“ (72) e gli “strike“ (34) nella scorsa settimana, sul portale del Ministero della Difesa.
“Il Potere Aerospaziale è una capacità militare in grado di controllare e sfruttare appieno lo spazio aereo per acquisire consistenti vantaggi in termini di tempo, di distanza, di posizione e di prontezza nel perseguire gli obbiettivi posti dalla politica, per cogliere le finalità espresse dalla comunità internazionale e la sua evoluzione ha definito un nuovo strumento [i bombardamenti? - nda] da porre al servizio della difesa collettiva, mutando la natura stessa delle relazioni internazionali.“
Capito l’antifona?
Il titolare di Palazzo Baracchini La Russa offre copertura alla esplicitazione, anche teorica, delle guerre di aggressione come mezzo lecito e idoneo a cambiare gli equilibri che reggono gli Stati nazionali ostili alla NATO e all’Occidente. Passaggio di una gravità senza precedenti, da allarme “rosso”.
Quanto è costato fino a oggi lo “scherzetto“ a Gheddafi, organizzato da Quirinale, Frattini, La Russa, Terzo polo e poteri forti, esterni ed interni, ai contribuenti del Bel Paese lo documenteremo un po’ per volta.
Come abbiamo già cominciato a fare.
A partire dai 130 miliardi di dollari di perdite spalmate su 5 anni più le spesucce in corso d’opera, in una situazione di totale “emergenza“ economica e sociale.
Seguono sul portale altre dottissime delucidazioni che elencano le caratteristiche dei materiali “esplosivi” usati per aggredire un altro Stato sovrano.
I costi unitari necessari a raggiungere le “finalità” indicate dall’Aeronautica Militare li metteremo giù prossimamente.
Ecco intanto la tipologia dei “ferri del mestiere“, con qualche nuova entrata, dal Kosovo in poi.
I soli sistemi di “armamento di precisione” utilizzati dal Bel Paese sulla Jamahiriya fino ad oggi – tutti made in USA, eccetto lo Storm Shadow arrivato nel 2002 negli arsenali di Francia, Italia e Inghilterra – sono: GBU-16 Paveway II-EGBU 16, GBU-24 Paveway III-EGBU 24, GBU 32 JDAM, Storm Shadow e AGM 88 Harm (High Speed Anti Radiation Missile).
I costi di impiego per eliminare i “targets”, inutile dire che sono stratosferici come enorme è la capacità di uccidere, invalidare, distruggere e inquinare.
La prima aggressione aerea in Europa di USA e NATO dopo la caduta del muro di Berlino ha prodotto nella sola Serbia in 73 giorni di bombardamenti aerei “mirati” i seguenti effetti a terra: 3.250 morti, 7.200 e rotti feriti e invalidi, 3.7 miliardi di dollari di danni “collaterali“, amputazione del Kosovo dalla madrepatria, effetti ambientali e costi “umani“ in tossicità, cancro e malformazioni genetiche non valutabili, derivanti da 31.000 proiettili in calibro da 30 mm in su, dispersi sia in polvere che in corpo residuo con rilascio di attività radioatttiva sul terreno. Poi sono arrivate le “guerre permanenti”.
Giancarlo Chetoni

[Le foto scattate da JoAnne Moriarty a Sorman, dopo il bombardamento NATO del 20 giugno scorso.
La visione è sconsigliata ai deboli di stomaco]

fonte: bye bye uncle Sam

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ago 212011
 

 

Gaza – InfoPal. Mentre i nostri media permanentemente embedded con le forze di occupazione israeliane ci parlano di “rappresaglia” di Israele contro i “terroristi” palestinesi e di Hamas che “rompe la tregua” (quale, quella mai rispettata dallo stato sionista?), non si placano i massacri contro la Striscia di Gaza: da giovedì sono 15 i cittadini palestinesi uccisi e oltre 40 i feriti durante bombardamenti aerei e dell’artiglieria. Tra le vittime, anche bambini, fatti a pezzi da missili (si veda la macabra, foto, di cui ci scusiamo con i lettori).

Questa mattina, tre persone, tra cui un bambino, sono rimaste ferite da attacchi aerei: un missile è caduto su una stazione di benzina, a Beit Hanoun, nel nord della Striscia, provocando un ferito, mentre i colpi sparati da aerei da ricognizione hanno colpito altri due palestinesi nel quartiere di ash-Shaja’iyah, a Gaza.

Qui, secondo quanto hanno riferito testimoni oculari, verso mezzogiorno un’auto civile è stata centrata dai missili mentre si trovava nei pressi della scuola di Muadh ben Jabal a Shaja’iyah.

Nell’attacco, un uomo ha perso un piede e un bambino è stato ferito.

 

Ieri sera, nel quartiere di Sabra, a Gaza City, tre persone, tra cui un bambino di 5 anni, a bordo di una moto, sono state uccise da un missile lanciato da un aereo.

Le vittime sono Monther e Mu’taz Quri’e, delle Brigate al-Quds, ala armata del Jihad islamico, e il figlio di Monther, di 5 anni, Islam.

La famiglia delle vittime ha raccontato che i tre si erano recati all’ospedale ash-Shifa, dove il bambino era in cura per una malattia di cui soffriva, e che al ritorno verso casa gli aerei israeliani hanno bombardato la moto su cui stavano viaggiando.

Il missile ha colpito in pieno le tre persone: l’intestino del bimbo è uscito dall’addome, mentre i corpi degli altri due sono stati ridotti a brandelli sparsi su entrambi i lati della strada.

Sempre ieri sera, l’aviazione israeliana ha preso di mira un gruppo di residenti di Abasan al-Jadida, a est di Khan Younis, nel sud della Striscia, ma senza provocare feriti.

Nel nord, un aereo ha lanciato un missile contro una moto che stava viaggiando nell’area di Sheikh Zayed uccidendendo Samed Abed, delle Brigate Salah ed-Din.

Poco prima, un altro missile aveva colpito una cava di pietre, nei pressi dell’ospedale Wafa, nella zona orientale di Gaza City, ferendo due lavoratori, tra cui un adolescente.

Da giovedì 18 agosto, Israele sta conducendo una nuova offensiva contro la Striscia, giustificandola con gli attacchi di Eilat, di cui accusa le brigate della resistenza di Gaza, che avrebbero affrontato un viaggio di oltre 200 chilometri, bypassando, non si sa come, la chiusura delle frontiere e l’assedio alla Striscia.

Su alcuni giornali israeliani viene menzionata la possibilità che gli attentatori siano usciti da Gaza, attraverso il territorio egiziano, e abbiano attraversato il Sinai per giungere a Eilat.

Tale ipotesi va nella direzione di incoraggiare la ripresa della costruzione della “barriera di sicurezza” tra Egitto e Striscia di Gaza, sospesa apparentemente per motivi di budget.

Finora, nessun gruppo della resistenza ha rivendicato l’attacco di Eilat, e il governo di Gaza ha negato ogni coinvolgimento, ricordando che il movimento di Hamas si astiene da ogni tipo di resistenza contro l’occupazione israeliana fuori dal territorio palestinese, e ha puntato invece il dito contro Israele, che avrebbe in progetto una nuova offensiva contro la Striscia.

Un’altra possibilità è quella di una rioccupazione del Sinai, in progetto da parte del governo israeliano.

infopal

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ago 202011
 

Questo saggio (seconda parte di una serie di tre articoli) si concentra sulla storia dell’”Opzione Salvador” del Pentagono in Iraq e la sua rilevanza per la Siria. Il programma è stato attuato sotto il mandato di John D. Negroponte, che fu ambasciatore degli USA in Iraq (giugno 2004-aprile 2005). L’attuale ambasciatore in Siria, Robert S. Ford, ha fatto parte del team di Negroponte a Baghdad nel 2004-2005.

 

Siria: Panoramica e Sviluppi recenti
I media occidentali hanno giocato un ruolo centrale nell’offuscare la natura delle interferenze straniere in Siria, incluso il supporto esterno agli insorti armati. In coro hanno descritto i recenti avvenimenti in Siria come un “movimento di protesta pacifico” rivolto contro il governo di Bashar Al Assad, quando le prove confermano ampiamente che gruppi paramilitari islamisti si sono infiltrati nelle manifestazioni.
Il notiziario d’intelligence d’Israele, Debka, evitando la questione della rivolta armata, riconosce tacitamente che le forze siriane stanno affrontando organizzazioni paramilitari:  “[Le forze siriane] affrontano ora una forte resistenza: In attesa di esse vi sono trappole anti-carro e barriere fortificato presidiate da manifestanti armati di mitragliatrici pesanti.” DEBKAfile.
Da quando sono pacifici dei manifestanti civili armati di “mitragliatrici pesanti” e “trappole anti-carro“? I recenti sviluppi in Siria puntano a una vera e propria insurrezione armata, integrata da “combattenti per la libertà” islamisti  sostenuti, addestrati ed equipaggiati dalla NATO e dal comando supremo della Turchia. Secondo fonti dell’intelligence israeliana: “Il quartier generale della NATO a Bruxelles e il comando supremo turco nel frattempo stanno elaborando piani per il loro primo passo militare in Siria, cioè armare i ribelli con armi per contrastare carri armati ed elicotteri utilizzati dal regime di Assad per reprimere l’opposizione. Invece di ripetere il modello libico degli attacchi aerei, gli strateghi della NATO stanno pensando a inviare grandi quantità di missili anti-carro e anti-aria, mortai e mitragliatrici pesanti nei centri protesta, per respingere di nuovo i blindati delle forze governative.” (DEBKAfile, NATO to give rebels anti-tank weapons, 14 agosto 2011). La consegna di armi ai ribelli è attuata “via terra, in particolare attraverso la Turchia e sotto la protezione dell’esercito turco… In alternativa, le armi sarebbero trasportate in Siria sotto sorveglianza militare turca e trasferiti ai leader  ribelli nei rendez-vous pre-organizzati.” (Ibid)
Secondo fonti israeliane, che rimangono da verificare, la NATO e il comando supremo turco, contemplano anche lo sviluppo di un “jihad” diretto al reclutamento di migliaia di ”combattenti per la libertà” islamistii, che ricorda l’arruolamento di mujahidin per il jihad (guerra santa) pagato dalla CIA, nel periodo di massimo splendore della guerra in Afghanistan: “Sarebbe anche stato discusso, a Bruxelles e Ankara, dicono le nostre fonti, una campagna per arruolare migliaia di volontari musulmani nei paesi del Medio Oriente e del mondo musulmano, per combattere a fianco dei ribelli siriani. L’esercito turco avrebbe ospitato questi volontari, e curato il loro addestramento e il loro passaggio sicuro in Siria.” (Ibid)
Questi diversi punti portano verso il possibile coinvolgimento di truppe turche in territorio siriano, che potrebbe potenzialmente portare a un più ampio confronto militare tra Siria e Turchia, nonché a un vero e proprio intervento “umanitario” militare dalla NATO.  Recentemente, gli squadroni della morte dei fondamentalisti islamici sono penetrati nel quartiere Ramleh della città portuale di Latakia, che comprende un campo profughi palestinese di circa 10.000 residenti. Questi uomini armati, che includevano cecchini sui tetti, stanno terrorizzando la popolazione locale.
In una distorsione cinica, i media occidentali hanno presentato i gruppi paramilitari islamisti a Latakia, come “dissidenti palestinesi” e “attivisti” che si difendono contro le forze armate siriane. A questo proposito, le azioni di bande armate dirette contro la comunità palestinese a Ramleh, cercano visibilmente di fomentare il conflitto politico tra la Palestina e la Siria. Diverse personalità palestinesi si sono schierate con il “movimento di protesta” in Siria, mentre casualmente ignorano il fatto che gli squadroni della morte “pro-democrazia” sono segretamente sostenuti da Israele e Turchia.

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ago 192011
 

Come molti giornali riportano un attacco terroristico è stato effettuato al confine tra Egitto ed Israele ad Eilat. I terroristi per mano della IDF sono stati ammazzati così come 7 israeliani (tutti militari).

Lo svolgimento dell’attacco, secondo le fonti dell’IDF, sembra essere stato sviluppato da almeno una ventina di persone, delle quali alcune colpite a morte durante l’attacco. I terroristi avrebbero pianificato l’attacco già dalla Striscia di Gaza dai Comitati di Resistenza Popolare.

Questa la notizia che potete leggere su Haaretz.com. Quello che salta subito all’occhio è che la IDF sapesse già da dove venivano attaccati, tanto che Netanyahu ha mandato l’aviazione a bombardare il già martoriato territorio di Gaza per rappresaglia, e che sapesse che i terroristi avevano utilizzato un tunnel di 15 km per intrufolarsi successivamente in una frontiera sbrindellata tra le fila di quelli che aspettavano in Israele (!!!) un autobus dove c’erano militari.

Certamente si parlerà di complottismo, ma vicende come queste in Israele sono la norma (vedasi il caso di Vittorio Arrigoni, tacitato perché aveva visto troppo). E’ poi da sapere che a settembre l’ONU si riunirà per valutare la richiesta palestinese per la creazione dello stato della Palestina e questo è la vera spina nel fianco di Israele che NON accetta nessun stato che possa essere riconosciuto dalla comunità internazionale in medio-oriente che non sia Israele.

Spero di sbagliarmi, ma la sensazione è quella di sempre, così come il caso di Oslo in cui furono massacrati, da un filoisraeliano anticomunista ed anti-islamista, una novantina di persone, tutte aderenti al partito socialista che confermava il proprio dissenso sulla politica israeliana di ghettizzazione dei palestinesi e che appoggiavano la proposta di Hamas per la creazione dello stato di Palestina. Si aggiunga inoltre che Erdogan diplomaticamente sta guerreggiando con gli israeliani per la mancata scusa “diplomatica” che Israele dovrebbe dare per l’omicidio dei 4 attivisti turchi imbarcati nella Mavi Marmara sempre per lo stesso motivo: il riconoscimento dello stato di Palestina.

Inoltre, viste che sono già molti giorni che in Israele ci sono disordini e manifestazioni contro uno stato sociale che esclude una buona fetta della popolazione, un evento del genere è sicuramente un elemento catalizzante che va oltre le mere proteste dei cittadini israeliani che debbono far fronte comune al terrorismo che li può minacciare fisicamente e da vicino. Quale migliore occasione per ricompattare le fila, sedare gli animi accesi e indirizzare la loro rabbia su questioni vitali.

Forse sono deduzioni avventate, ma Israele ci ha insegnato in decenni di brutale e razzista dominio di quei territori che può agire anche contro i propri soldati o la propria popolazione se lo scopo è superiore. L’omicidio di Yitzhak Rabin dovrebbe aprire gli occhi a molti increduli per capire il livello di perfidia criminali che anima certi personaggi.

fonte: 4realinf’s

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Aggiungo all’articolo del sempre ottimo Pitocco un rapporto delle violazioni terroristiche I$raeliane nei territori occupati in soli sette giorni, violazioni naturalmente ignorate dai massmedia filosionisti occidentali

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ago 192011
 
La guerra di propaganda è entrata in una nuova fase con l’azione coordinata delle reti delle TV satellitari. CNN, France24, BBC e Al Jazeera sono diventati strumenti d’intossicazione per giustificare la demonizzazione dei governi e le aggressioni armate. Queste pratiche sono illegali secondo il diritto internazionale e l’impunità dei loro autori deve cessare.
Il trattamento attuale delle informazioni su Libia e Siria, ha segnato una svolta nella storia della propaganda di guerra, nel senso che utilizza nuove forme che hanno colto di sorpresa il pubblico internazionale.
Quattro potenze, Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Qatar, hanno uniti i loro mezzi tecnici per avvelenare la “comunità internazionale”. Si tratta principalmente della CNN (che, anche se privata, agisce in il coordinamento con le unità di guerra psicologica del Pentagono), France24, BBC e Al Jazeera.
Questi media sono utilizzati per attribuire falsamente ai governi di Libia e Siria dei crimini che non hanno commesso e per coprire i crimini commessi dai servizi segreti delle potenze di cui sopra e della NATO.
Ricordiamo il precedente su scala ridotta del 2002. Globovision aveva trasmesso le immagini in diretta di una rivoluzione popolare guidata del legittimo presidente Hugo Chavez e le immagini di militanti pro-Chavez sparare sui manifestanti dell’opposizione, uccidendoli. Questa messa in scena aveva permesso di nascondere un colpo di stato militare orchestrato da Washington con l’aiuto di Madrid. Tuttavia, dopo che una sollevazione popolare genuina aveva messo fine al golpe e restaurato il presidente eletto, inchieste giudiziarie e giornalistiche hanno dimostrato che la rivoluzione filmata da Globovision non era che un video falsificato, e che mai i chavisti avevano sparato sulla folla, ma invece erano state vittime dei cecchini armati dalla CIA.
Oggi è lo stesso, ma con un consorzio di canali satellitari. Essi mostrano le immagini di eventi mai avvenuti in Libia e Siria. Cercano di far credere che la maggioranza dei libici e dei siriani vogliono rovesciare le loro istituzioni politiche e che Muammar Gheddafi e Assad massacrano i propri popoli. Sulla base dell’intossicazione, la NATO ha attaccato la Libia e sta per attaccare la Siria.
Ora, dopo la seconda guerra mondiale, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato quattro volte una legge per vietare e condannare tali pratiche.
La Risoluzione 110 del 3 novembre 1947, relativa a “Misure da prendere contro la propaganda in favore di una nuova guerra e contro coloro che la incitano”, sanziona la “propaganda volta a provocare o incoraggiare una qualsiasi minaccia alla pace, violazione della pace o un qualsiasi atto di aggressione”.
La Risoluzione 381 del 17 Novembre 1950, consolida tale dichiarazione, condannando la censura delle informazioni avverse, come parte integrante della propaganda contro la pace.
Infine, la Risoluzione 819 dell’11 dicembre 1954, su “l’eliminazione degli ostacoli al libero scambio delle informazioni e delle idee”, pone la responsabilità dei governi nel rimuovere gli ostacoli che impediscono il libero scambio di informazioni e idee.
In tal modo, l’Assemblea Generale ha sviluppato la sua dottrina sulla libertà di espressione: ha condannato le menzogne che portano alla guerra e ha eretto il libero flusso di informazioni e idee e il dibattito critico, ad armi al servizio della Pace.
La parola, e più ancora l’immagine, possono essere utilizzato per preparare i peggiori crimini. In questo caso, l’avvelenamento da parte di CNN, France24, BBC e Al Jazeera sono “crimini contro la pace”. Essi devono essere considerati i più gravi di crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi oggi dalla NATO in Libia e dalle agenzie di intelligence occidentali in Siria, in quanto li preparano e li rendono possibili.
I giornalisti che praticano la propaganda di guerra devono essere processati dalla giustizia internazionale.
di Thierry Meyssan

fonte infotricks

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ago 182011
 

Pochi giorni fa il nostro (sigh) capo di stato Napolitano ha telefonato a Pannella per esprimere solidarietà e apprezzamento verso lui e tutti i partecipanti alla “giornata di mobilitazione sul tema del sovraffollamento delle carceri e dei diritti umani dei detenuti“.

Ora, sappiamo bene che entrambi questi tristi personaggi sono abituati da sempre a stare dalla parte del crimine e dell’illegalità. Napolitano da giovane festeggiava l’invasione dell’Ungheria da parte dell’Unione sovietica mentre da vecchio mette pressione per invadere e bombardare uno stato sovrano contro le leggi internazionali di diritto, il tutto condito da una vita all’insegna del comunismo. Il secondo invece, assieme ai suoi scugnizzi radicali,  ha passato la sua deprimente vita a difendere stupratori assassini pervertiti e balordi ma mai la gente onesta ( ve lo ricordate lo stupro di Guidonia? dove quattro romeni stuprarono l’italiana ventunenne e i due radicali D’elia e Bernardini visitarono i quattro detenuti romeni per sincerarsi delle loro condizioni? Ecco non serve aggiungere altro …)

Bene … mi son posto qualche domanda:

1) come fa quel vecchio difensore di delinquenti che si vanta pure d’esser un sionista a sopravvivere a centinaia di scioperi della fame e della sete rimanendo sempre in gran forma e anzi aumentando di peso?

2) Perchè Napolitano non imita Pannella facendo uno sciopero della fame e della sete? è sempre così magro … magari tira su qualche kg pure lui

3) perchè Pannella per una volta tanto non fa qualcosa per la gente innocente svelando il suo meraviglioso segreto così da poter salvare molte vite africane?[1]

4) ma soprattutto perchè invece di parlare sempre e solo di amnistie dove chi deve pagare per i suoi errori finisce sempre per farla franca, non si costruiscono nuove carceri e si assumono nuove guardie carcerarie? Si la conosco la risposta ” non ci sono soldi”, però 700 milioni di euro in azioni di guerra all’estero li hanno trovati …

 

[1] naturalmente era una frase ironica. Solo un pirla potrebbe credere a quei suoi pseudo scioperi da cabaret

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ago 162011
 

Sapevo che la vera storia sulla carestia nel nord del Kenya e in Somalia probabilmente non sarebbe mai stata raccontata quando ho visto una giovane addetta agli aiuti esteri “fare un servizio” sulla fame per la CNN a Dadaab camp. La giovane donna bianca, chiaramente allenata a cogliere l’opportunità della sua apparizione alla CNN per pubblicizzare la sua organizzazione, indossava una maglietta sulla quale era stampata la parola OXFAM.

L’espressione di auto-sufficienza, della compassione politicamente corretta, era evidente sul suo volto mentre parlava di bambini che muoiono di fame e di madri emaciate che camminano per chilometri in cerca di cibo. Com’era da prevedere, gli spettatori della CNN hanno visto immagini di bambini scheletrici e donne esauste con seni avvizziti, immagini che hanno lanciato una campagna di raccolta fondi da molti milioni di dollari delle Nazioni Unite e delle agenzie di donatori.

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha chiesto ai donatori di raccogliere 1,6 miliardi di dollari per aiutare la sola Somalia. Intanto, decine di agenzie umanitarie chiedono a gran voce di fare la loro apparizione a  Dadaab al fine di raccogliere fondi per le proprie organizzazioni. La giornalista olandese Linda Polman lo chiama “Il Carrozzone della Crisi”.

Nel suo libro con lo stesso nome, Polman dice che un intero settore industriale è cresciuto intorno agli aiuti umanitari “con sfilate di organizzazioni che seguono il flusso di denaro e in concorrenza tra loro in un territorio umanitario dopo l’altro, per ottenere la quota maggiore di miliardi”. Secondo Polman, disastri come quello in Somalia attirano una media di 1.000 organzzazioni umanitarie nazionali ed internazionali. Questo non include  enti di beneficenza con la “valigetta” che raccolgono fondi attraverso le chiese, i club e la vendita di dolci.

Gran parte del denaro raccolto va a costi amministrativi e logistici delle agenzie umanitarie, compresi gli stipendi degli operatori umanitari dagli occhi splendenti, come quello sopra descritto, che guidano macchinoni e vivono in belle case, ma che dicono alla gente a casa di vivere in aree disagiate dove aiutano gli Africani che muoiono di fame. La gente sta morendo di fame? Sì. Dovrebbero essere aiutati? Naturalmente.

Ma quanto del cibo che presumibilmente dovrebbe essere distribuito sarà probabilmente rubato dalle milizie o prenderà la strada dei negozi in cui sarà venduto?
Anche se oscurato dal clamore dei media è la vera causa della fame in luoghi come la Somalia.

In un recente articolo, Michel Chossudovsky, professore di Economia all’Università di Ottawa e fondatore del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione, sostiene che negli anni ’80, l’agricoltura in Somalia era una seria minaccia per le riforme economiche imposte dal FMI e dalla Banca Mondiale. La Somalia conservò l’autosufficienza alimentare fino alla fine del 1970, nonostante la siccità ricorrente, scrive.

Le riforme economiche, che comprendevano misure di austerità e la privatizzazione dei servizi essenziali, destabilizzarono l’economia e distrussero l’agricoltura. I salari nel settore pubblico furono drasticamente ridotti, il potere d’acquisto urbano diminuì drasticamente e il costo di carburante, fertilizzanti e risorse agricole aumentò. Questo pose le basi per la guerra civile nel 1991, da cui la Somalia non si è ancora ripresa.

Carestia e aiuti alimentari sono diventati la norma, mentre centinaia di agenzie di aiuto aprono bottega per gestire una crisi che loro stessi hanno creato. In breve, la Somalia è diventata un’”opportunità di business”, che ha fornito lavoro a centinaia, se non migliaia di impiegati delle agenzie di aiuti (per lo più occidentali). .Nicholas Stockton, ex direttore esecutivo di Oxfam, una volta chiamò questo fenomeno “economia etica”.

Michael Maren, il cui libro, The Road to Hell, dovrebbe essere una lettura obbligatoria per chi vuole capire la politica e l’economia degli aiuti alimentari, mostra come questi aiuti hanno soppresso la produzione locale di cibo in Somalia, alimentato la guerra civile e  creato una crisi alimentare permanente.

Questa crisi e la mancanza di un forte e ben funzionante governo centrale sono sfociati in una situazione in cui le agenzie umanitarie si muovono rapidamente dentro e fuori la Somalia senza nessuna approvazione del governo.

In effetti, la Somalia viene gestita e controllata dalle agenzie di aiuto – il governo è lì solo di nome.

Purtroppo, è improbabile che questa storia sia raccontata alla CNN, BBC, Sky TV o altre reti di notizie globali che dominano le l’agenda delle notizie internazionali. E certamente non sarà raccontata dagli addetti agli aiuti il ​​cui sostentamento dipende dai soldi dei donatori, che presto entreranno in Somalia attraverso il Kenya.

Né il popolo somalo avrà la possibilità di spiegare agli spettatori l’impatto che gli aiuti alimentari e l’intervento straniero hanno avuto sulla loro vita.

Rasna Warah è un’analista e commentatrice con sede a Nairobi. rasna.warah@gmail.comrasna.warah @ gmail.com

Fonte: Global Research  2 Agosto 2011
Traduzione: Anna Moffa per ilupidieinstein.blogspot.com

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ago 152011
 

Il programma di risanamento è una dichiarazione di guerra nei confronti dei popoli europei. Vogliono farci pagare il disastro creato dalla finanza mondiale, ma non ce la faranno. La gente si ribellerà e si andrà a degli scontri sociali di grandi proporzioni

 

Veti contrapposti sulla definizione del pacchetto di misure anticrisi che il Ministro Tremonti sta presentando in Parlamento. Anche in una situazione d’emergenza come quella che stiamo vivendo la politica non riesce a fare fronte comune e si dimostra inadeguata?

“Totalmente inadeguata. Sostanzialmente i partiti politici italiani sono come i polli di Renzo nel Romanzo “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni che si beccano l’uno con l’altro senza capire che stanno finendo entrambi in padella.
Questo progetto di risanamento è una dichiarazione di guerra dei governi e del Governo europeo nei confronti dei popoli europei, questa è l’unica definizione possibile. Stanno pensando e progettando di far pagare alla gente europea, a tutti i popoli europei, in primo luogo ai greci, a noi, agli spagnoli, ai portoghesi, il disastro che la finanza mondiale ha compiuto. Non ci sono più dubbi in merito. La finanza mondiale ha letteralmente spolpato la ricchezza del pianeta a cominciare da quella americana, seguita naturalmente e fedelmente dalle posizioni assunte dalla Banca centrale europea, la quale ha, insieme alla Federal Reserve americana, praticamente salvato tutte le banche che erano andate in fallimento nel 2007/2008, indebitando tutti gli stati oltre ogni limite. Quindi, sostanzialmente noi stiamo pagando il disastro creato da Wall Street e dalle banche di investimento mondiali, tra cui molte banche europee e adesso pretenderebbero di imporci un programma di risanamento che significa letteralmente “spolpare” i redditi e il welfare state, o quello che ne resta, delle popolazioni europee: questa è la vera spiegazione e non ci dovrebbero essere discussioni in merito. In realtà, i partiti e i governi che hanno autorizzato questo disastro, sono tutti corresponsabili: questo non è un programma di risanamento, questa è la guerra dei finanzieri, della finanza, contro le popolazioni, si chiama così, questa è una dichiarazione di guerra della finanza europea e internazionale contro le popolazioni.
La mia proposta è molto semplice, non accettare questo ricatto, perché chi deve pagare sono i responsabili. Ci hanno detto e ci hanno ripetuto fino alla nausea che il mercato ha delle leggi, se queste leggi valgono, loro devono pagare perché avendo fatto male i banchieri ed essendo andati in fallimento, devono rispondere, non siamo noi che dobbiamo rispondere, prima di tutto perché non siamo noi cittadini che abbiamo preso queste scelte perché non sapevamo nulla di quello che stavano facendo, prima questione fondamentale. In secondo luogo, poiché nessuno era informato di ciò che è accaduto, loro hanno potuto fare quello che volevano, e adesso non possono chiedere a noi di pagare. Aggiungo questo piccolo dettaglio, noi siamo stati tutti educati negli ultimi 30 anni a consumare e a dilapidare tutte le risorse perché ci hanno detto che bisognava consumare e indebitarsi, adesso ci accusano di esserci indebitati e di avere consumato? Ma se ogni giorno da ogni televisione ci viene ripetuto che dobbiamo continuare a oltranza a consumare, come possono chiedere a noi di essere responsabili del fatto che milioni di persone hanno consumato? Io sto parlando dell’Europa ma l’America è 10 volte peggio da questo punto di vista, l’America è costretta di fatto a essere ormai in bancarotta, perché? Ma perché hanno consumato molto di più di quello che potevano consumare, è molto semplice, quindi tutta questa è una grande commedia, è una grande commedia che viene recitata in parte da veri e propri farabutti che sono i grandi detentori della finanza mondiale, veri e propri criminali, lo dico senza mezzo termine a cominciare da Alan Greenspan, che dopo avere trascinato il mondo intero nel disastro ha detto in un’intervista al New York Times circa un anno fa: “Scusatemi mi sono sbagliato”. Se si è sbagliato una volta bisognerebbe dirgli di non parlare più per favore, questa gente dovrebbe andare tutta in galera direttamente.
Peraltro, i governi hanno consentito alle banche di emettere denaro più di quello che ne avevano, le banche non hanno nessun obbligo di mantenere delle riserve adeguate, prestano soldi che non hanno e su questi soldi che non hanno, chiedono l’interesse e in questo modo le banche hanno moltiplicato e ingigantito, parlo delle grandi banche naturalmente, la massa monetaria, interamente falsa. Noi stiamo vivendo la crisi che loro hanno creato letteralmente minuto per minuto negli ultimi 10 anni, quindi la gente deve essere capace di rispondere e di reagire organizzandosi, rifiutando di pagare e quindi anche ricorrendo a tutte le forme di difesa della propria esistenza e del proprio territorio, come stanno facendo per esempio quelli che si difendono contro l’alta velocità in Val di Susa, faccio questo esempio specifico che è esattamente la stessa cosa, è proprio questo che bisogna fare, bisogna dirgli: voi siete una manica di irresponsabili, noi non accettiamo le vostre decisioni e difendiamo la nostra vita e il nostro territorio, il nostro cervello, le nostre vite, i nostri corpi, la nostra salute, l’educazione dei nostri figli, i nostri ospedali, le nostre città. Noi questo dobbiamo dire, tutti insieme, e questa è una proposta politica.

Anche in Italia, come a Londra, c’è il rischio di uno scontro sociale?

Io sono certo che questo scontro sociale sta per esplodere perché fino adesso noi non abbiamo ancora visto niente. Ho letto un editoriale di un certo Sensini, un economista, il quale addirittura dice: “Beh, bisogna abolire le pensioni di anzianità“. Questa gente ci sta dichiarando guerra sul serio, stanno dichiarando che devono togliere le pensioni di anzianità a milioni di persone, il che vuol dire che praticamente un terzo della popolazione verrà gettata sul lastrico, se arrivano a fare queste proposte, vuol dire che sono convinti di potercela fare, bisogna spiegargli che non ce la faranno.
Io ritengo che quello che è successo e sta succedendo in Grecia è soltanto l’inizio, quando la gente a milioni verrà posta di fronte a condizioni insostenibili, si ribellerà, è evidente che si ribellerà, in che forma avverrà non lo so, a Londra sta avvenendo nella forma di una jacquerie assolutamente senza obiettivo, perché sfortunatamente non ci sono forze politicamente capaci di guidare questo movimento, dal momento che tutte le forze politiche sinistra, destra e centro sono tutte implicate in questa operazione. Quindi, siccome non ci sono forze politiche che guidano in modo responsabile un movimento di protesta, sfortunatamente questa protesta sarà violenta. Io non propongo di fare proteste violente, ma temo fortemente che quando queste misure verranno messe in atto, ci saranno risposte violente perché la gente non essendo organizzata e diretta, reagirà in modo immediato e spontaneo e quindi si andrà a degli scontri sociali di grandi proporzioni. La politica della Bce e dei governi centrali che sostengono quella linea sta incendiando l’Europa, le conseguenze sono interamente nelle loro mani e la loro responsabilità è in questo senso assoluta.”

Le soluzioni proposte da alcuni esponenti dell’opposizione, come le elezioni anticipate o un governo di responsabilità nazionale, sono strade valide e percorribili? 

“Questa intanto non è un’opposizione, perché non fa opposizione a niente. In sostanza cosa dice? Dice che, se dovessero sostituire l’attuale governo, faranno esattamente le cose che gli sono state imposte dall’Unione Europea e da Francia e Germania, questo è quello che dicono. Quindi se va al governo un’altra coalizione, farà esattamente le stesse cose che ha fatto questa, probabilmente le farà addirittura con maggiore spregiudicatezza, fidandosi del fatto che potranno dire di avere “il consenso” popolare, quindi non ho nessuna fiducia nell’opposizione e nelle loro proposte.
Naturalmente non ho neanche nessuna fiducia nei confronti di questo governo, la mia proposta è: via tutti questi cialtroni dalla direzione politica del Paese: ci vuole un gruppo di saggi al quale venga affidato il compito di gestire il rapporto con la popolazione italiana, di gestire il patto sociale che si regge sulla Costituzione, rifiutando innanzitutto le modifiche costituzionali che ci vengono imposte da questa Europa che è l’Europa dei banchieri. La soluzione politica in questo contesto, con queste forze non c’è, quindi bisogna trovare un’altra coalizione, un’altra forza politica che sia espressione della volontà popolare. E non mi si venga a dire che l’opposizione che dovesse andare al governo al posto di Berlusconi rappresenta questa forza popolare, perché non la rappresenta.”

intervista a Giulietto Chiesa fonte cadoinpiedi

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