nov 202011
 

Articolo di Jacopo Berlendis

 

Un amministratore delegato di Intesa-San Paolo e super manager in CIR, un presidente del Comitato Militare della NATO, un membro del CDA di Telecom, un ex ambasciatore in Israele e ora negli USA, un ex consigliere della Banca Mondiale e membri di organizzazioni ecclesiali, il tutto coordinato da un advisordi Goldman Sachs, nonché presidente europeo della Commissione Trilaterale e membro del gruppo Bilderberg. Ecco il nuovo governo, insediatosi nell’euforia generale, per la soddisfazione di tutti, o quasi.

Obama è senz’altro il più soddisfatto. Il capo della servitù, divenuto tale dopo decenni di onorato servizio (si ricordi il celebre viaggio di Napolitano a Washington del 1978), ha fatto un ottimo lavoro con i sottoposti. Il cameriere di Arcore ha apparecchiato la tavola, mentre gli chef internazionali, o meglio ancora, europei, Draghi e Monti, hanno preparato succulente ricette (economiche) per il padrone, che, insieme al suo fido pastore tedesco, farà dei nostri settori strategici tanti prelibati Bocconi. Che io sappia, niente panfili questa volta. Poco male, quando si papperanno il porto di Genova come hanno fatto con il Pireo avranno tutto lo spazio per ogni festicciola che vorranno.

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nov 182011
 

Tra pochi musi noti e molti sconosciuti nasce il Governo Monti di stretta osservanza finanziaria e di immarcescibile fede atlantica. Questo è un Esecutivo che per composizione, appartenenze, simpatie, relazioni, interessi, frequentazioni, carriere, comunanze ideologiche favorite con rapide promozioni professionali e facili ascese sociali, risponderà direttamente alla Casa Bianca, ai centri occulti del denaro, alle massonerie mondiali, alle lobbies bancarie, ai think thanks universitari e alle centrali militari anglosassoni, agli organismi internazionali influenzati da Washington, e a chissà quali altri cerchi sovrastrutturali ignoti ma non meno ferali. Insomma, risponderà a tutti fuorché al popolo italiano. Ci renderemo presto conto che Berlusconi, al confronto del Professore Bocconiano, era soltanto un Re Travicello, sovrano immobile ed immobilizzato di questa malsana palude chiamata Italia, e che adesso è invece arrivato, strisciando e sibilando, il vero serpente con la borsetta di pitone e le scarpe di coccodrillo, lo stile che piace alla gente che lecca e che tace, il quale stritolerà, senza indugi, gli abitanti del pantano.

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nov 142011
 

L’Italia e la Grecia stanno entrando in una nuova fase del loro “iter fallimentare”, silenziosamente avviato dalla BCE: la fase dell’espropriazione dei beni per ripagare i creditori. L’Italia perderà così le sue residue capacità strategiche, entrerà in una fase economica di crisi ancor più dura, e sarà retrocessa nelle gerarchie internazionali.

 

È un istituto giuridico comune, noto a tutti, quello del “fallimento”. Il debitore incapace di pagare i propri crediti incorre in alcune misure coercitive. V’è – ma non più in Italia – la “amministrazione controllata”: il Tribunale vigila sul debitore, tramite un apposito commissario, affinché prenda le misure atte a ripagare i creditori (ossia ad essere “solvente”). Laddove si giudichi impossibile pagare i debiti – cioè si verifichi lo stato di insolvenza – il debitore dichiara fallimento: i beni pignorabili gli sono espropriati a forza e vengono distribuiti tra i creditori.

Ciò che vale per le imprese e per i privati, vale anche per gli Stati – sebbene con qualche modificazione. Gli Stati, in quanto sovrani, non sono sottoposti ad un’autorità superiore legittimata ad emanare sentenze e a farle rispettare anche con misure coercitive. Esistono un diritto internazionale ed organizzazioni internazionali, che però dipendono per la loro efficacia o dalla buona volontà degli Stati, o dalla capacità di uno o più Stati di far rispettare ciò che sanzionano.

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nov 142011
 

Abayomi Azikiwe redattore di Pan-African News Wire
Abayomi Azikiwe, direttore di Pan-African News Wire, è stato intervistato in numerose occasioni da PressTV. Azikiwe ha discusso della politica estera statunitense verso la Libia e il continente africano.

 

Mentre la guerra degli Stati Uniti e della NATO contro la Libia entra in un’altra fase, il disegno neo-coloniale sul più grande stato produttore di petrolio dell’Africa diventa sempre più evidente ogni settimana. I decreti attuativi emanati dal Consiglio nazionale di transizione imperialista, stanno tentando di invertire le acquisizioni avute dall’inizio della Rivoluzione Al-Fatah del 1 settembre 1969.
Gli annunci che il paese sarà governato dalla legge islamica, devono essere esaminato in relazione alle politiche attuali del regime del CNT, che ha preso di mira l’eliminazione delle conquiste  sociali dei lavoratori, delle donne e degli africani del paese. Oggettivamente, lo status delle donne è minacciato con l’abrogazione dell’atto coniugale della Jamahiriya, che aveva fornito i diritti di eredità e di proprietà nel divorzio, che sarà con ogni probabilità radicalmente modificato dai nuovi governanti.
Tuttavia, questi cambiamenti imposti al popolo libico, sono accolti con obiezioni e ferma resistenza. I segni di questa sfida sono stati rivelati dai graffiti dipinti sui muri, che criticano fortemente e condannano il governo fantoccio e ne chiedono la rimozione.
Uno sforzo è in corso, per organizzare formalmente l’opposizione ai piani neo-coloniali per la Libia, basata soprattutto nel sud-ovest del paese. Nella regione conosciuta come Sahel, ex funzionari, operatori e sostenitori del governo di Gheddafi, si incontrano  giornalmente per tracciare la prossima fase della lotta per reclamare la loro nazione.
Nominandosi Fronte di liberazione libico (LLF), l’organizzazione è decisa ad attivare gli esistenti comitati popolari, stabilito durante il governo di Gheddafi, per avviare una campagna per rendere il regime del CNT ingovernabile. Il paese è pieno di sofisticate armi leggere, mortai e missili a corto raggio, in conseguenza della distribuzione di tali armi da parte della Jamahiriya, a seguito dell’assalto USA-NATO a questo stato del Nord Africa.
Anche il LLF sta esaminando le modalità per intervenire nelle supposte elezioni nazionali, che il CNT ha annunciato recentemente a Tripoli. Queste elezioni dovrebbero tenersi entro la metà del 2012, e le forze LLF hanno in programma di presentare candidati, se non sono vietati dal regime filo-occidentale.

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nov 132011
 

Non entrerò in considerazioni politiche e nemmeno userò accuse contro politici corrotti e imbelli, incapaci di qualsia voglia azione che non sia a favore della loro pancia, già ne abbiamo abbastanza.

No, esporrò il mio punto di vista, quello di un qualunque essere vivente in questa terra italica che da essa ha assorbito e metabolizzato una piccola parte della sua cultura, della sua bellezza e della sua celebrità.

Questa sera ho assistito alla più infame e sozza immagine televisiva che mai avrei immaginato di poter vedere. L’uscita di Berlusconi dai palazzi del potere accompagnato da bordate di fischi e l’entrata di Monti con applausi.

Non c’ero all’epoca dell ’8 settembre del 1943, ma suppongo che le scene fossero più o meno le stesse. Una parte gli italiani stanchi della guerra e dei patimenti e dall’altra una nazione, quella fascista, che si vedeva sconfiggere dall’imbelle carattere dell’italiano. Non c’è molta differenza, i due tempi, allora ed oggi, sono la stessa cosa: all’italiano non interessa ciò che accade nel potere, per lui è importante solo una cosa: avere la pancia piena e il cazzo sempre duro.

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nov 112011
 

Sappiamo bene che il tradimento, prima che nelle persone, è nelle cose. E’ il contesto che produce i suoi artefici soggettivi ma su presupposti oggettivi. Il voltafaccia è dunque una dinamica che sprigiona dalla combinazione di determinate circostanze nella realtà e che, tuttavia, per completarsi e concretarsi necessita di Giuda e di Badoglio.

Berlusconi si è sentito tradito dalla sua corte che lo ha scaricato proprio mentre stava affondando. E’ un fatto di prammatica che negli istanti in cui la situazione precipita i buoi rompano le recinzioni. Altrettanto usuale è che i leccaculo di un tempo battono sul tempo tutti gli altri ruminanti per rapidità di corsa verso nuove stalle. Ma Berlusconi non può permettersi di stigmatizzare gli infedeli che lo hanno abbandonato, proprio lui che appena qualche settimana fa, con una giravolta vergognosa, ha fatto massacrare l’amico africano. Al Premier, male che gli vada, lo lasceranno scoperto in vita. Ma l’altro, per la sua codardia, ci ha già rimesso la vita. Si tolga dunque dalle palle sapendo che salverà la pelle ed è già tanto per uno che meriterebbe la forca dopo aver abusato della “sorca” invece di fare il suo dovere. Mettere il pene al posto del bene, come si vede, non è una bella azione e porta male alla nazione e a chi fa del sesso l’unica ragione.

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nov 102011
 

Pensavamo che dalla padella del governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Scilipoti (1) saremo passati alla brace del governo Bersani-Bindi-Vendola-Di Pietro dopo elezioni anticipate che avrebbero sancito l’inevitabile vittoria di un centro-sinistra che però ha già portato a termine l’unico punto del suo programma (2). E invece no signori, dalla padella stiamo per passare direttamente nell’altoforno del governo tecnico senza nemmeno passare per la brace di sinistra.

Mario Monti, appena nominato senatore a vita dal mai-eletto presidente della repubblica Giorgio Napolitano (3), è già in odore di incarico. Il Vaticano da il placet all’operazione (4) e difatti il ras della corrente ciellina del PDL, Maurizio Lupi, si dice a favore di un governo “di transizione”. L’ormai premier in pectore Mario Monti è noto per esser stato commissario europeo dal 1994 al 2004, facendo parte della commissione Santer prima e della commissione Prodi poi. La commissione Santer, la prima di cui ha fatto parte, è nota ai più per essere di gran lunga la commissione più sputtanata della (in)gloriosa storia europea.

La commissione fu costretta alle dimissioni anticipate onde evitare una inedita sfiducia da parte del parlamento europeo dopo una serie di scandali partiti dalla commissaria francese Cresson, la quale aveva nominato nel suo staff il suo amante Philippe Barthelot. L’affaire Cresson era solo la punta dell’iceberg e di li a poco venne fuori tutto il marcio. La commissione d’inchiesta del parlamento UE concluse che v’era “una responsabilità collegiale dei commissari nei casi di frode e nepotismo”. Sebbene coinvolto negli scandali come tutta la commissione Santer (5), Mario Monti rimase al suo posto anche nella commissione Prodi.

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nov 072011
 

Stefano Vernole ha avuto recentemente occasione di visitare la Siria assieme ad una rappresentanza della comunità siriana in Italia. Si è trattenuto alcuni giorni a Damasco, dove ha potuto incontrare personalità del Governo ma anche parlare liberamente coi comuni cittadini. Quello che segue è il suo resoconto di quest’esperienza.

 

Chi avesse occasione di recarsi in Siria dovrebbe, come prima atto, liberare il proprio cervello dalla propaganda massmediatica trasmessa da Al Jazeera e affini.

Seguendo il classico stile hollywoodiano, la tv simbolo della “democrazia” mediorientale ma pagata da un autocrate, l’Emiro del Qatar, ci ha raccontato per mesi di imponenti manifestazioni anti-regime represse nel sangue dal Presidente Bashar al-Assad, descritto da tv e giornali allineati come uno spietato dittatore.

Mi dispiace perciò deludere i vari appassionati della stampa “alternativa” stile “Internazionale” o quanti hanno ceduto al fascino delle parole d’ordine lanciate dalla Casa Bianca su “primavere arabe” e “nuova caduta del Muro di Berlino”, ma per quanto ho potuto vedere durante il mio soggiorno a Damasco la Siria e la sua Guida godono di ottima salute.

Innanzitutto non c’è più traccia delle vere o presunte manifestazioni di massa anti-governative nella capitale siriana, dove regna la pace sociale e la vita scorre con la massima tranquillità, dal centro alla periferia.

Blandi i controlli in aeroporto, possibilità di girare senza limiti e di scattare foto a volontà.

Raramente nel visitare città in giro per il mondo ho conosciuto persone così serene, luoghi dove non compare la minima traccia di criminalità e, peraltro, senza alcuno spiegamento di forze dell’ordine.

I primi che si sarebbero dovuti accorgere della situazione reale sono proprio i delegati della Lega Araba, che chiedono il “ritiro dei blindati dalle strade” quando loro, per primi, sono usciti dal Palazzo Presidenziale dopo i colloqui ridendo e senza alcun tipo di scorta…

Lo Stato, infatti, mantiene i propri militari nelle caserme, e nelle strade di Damasco si notano giusto i Vigili Urbani intenti a dirigere il traffico.

Dopo l’inizio alcuni mesi fa di modeste dimostrazioni antigovernative, infatti, è stato proprio il popolo siriano quello che è sceso in piazza a fianco del suo Presidente, come testimoniano le manifestazioni imponenti, le foto e i manifesti appesi in tutti i negozi e in tutte le vie principali della capitale, oppure lo striscione che campeggia su uno dei principali cavalcavia cittadini e che recita “Thank You Russia” (con riferimento al veto di Mosca sulle sanzioni ONU).

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