ott 232012
 

Il silenzio-stampa circonda la proposta di legge di un gruppo di senatori firmatari (ugualmente distribuiti tra PD e PdL) che su “invito” della comunità ebraica vuole rendere reato penale la messa in dubbio dell’Olocausto nazista, anche solo per quanto riguarda il fatto di non attenersi al numero ufficiale rigorosamente stabilito dalla comunità ebraica stessa, del numero di sei milioni di vittime. La sanzione prevista arriva fino a tre anni di carcere per chi incorrerà in questa tipologia di opinioni.

Tale proposta di legge è, inutile dire, una contraddizione piena con il principio costituzionale della libertà di pensiero e di espressione. Che non è, come dicono i suggeritori di tale proposta, una “scusante”, un “alibi” o un “trincerarsi dietro a un pretesto”, ma è l‘abc di uno stato costituzionale, ovvero uno stato che ha stabilito dei principi inviolabili per il cittadino che sono codificati nella costituzione italiana. La quale, nell’art. 21 stabilisce appunto la libertà di manifestare il proprio pensiero con ogni mezzo.

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set 112012
 

La grande complicità internazionale con i massacri periodici israeliani non si creano per paura di Israele ma per paura di quello che lo stato ebraico rappresenta. Israele è il simbolo più emblematico, la patria territoriale del sionismo capitalista che controlla il mondo senza frontiere dagli uffici direttivi di banche e corporazioni transnazionali. Israele è fondamentalmente la rappresentazione nazionale di un potere globale sionista, che è padrone dello Stato di Israele tanto quanto degli Stati Uniti e degli altri Stati con le loro risorse naturali e sistemi economico-produttivi. E che controlla il pianeta attraverso le banche centrali, le grandi catene mediatiche e gli arsenali nucleari militari.

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gen 312012
 

L’encomiabile opera di Yakov M. Rabkin, professore di storia ebraica all’Università di Montreal, A Threat from WithinAHistory of Jewish Opposition to Zionism, che ho in edizione francese (Au nom de la TorahUne histoire de l’oppositionjuive au sionisme. Éditions Tarik, Casablanca, 2004), ma di cui è disponibile anche una traduzione italiana (Una minaccia internaStoria dell’opposizione ebraica al sionismo. Ombre Corte, 2005), espone nel sesto capitolo le posizioni del giudaismo ortodosso e del sionismo sulla Shoah. Si tratta di interpretazioni di un evento – la persecuzione nazista degli Ebrei – cui, in senso lato, ossia prescindendo dalle sue modalità e dalla sua entità, non c’è nulla da eccepire, e che valgono a maggior ragione per tutti coloro per i quali esso si configura come Shoah.

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gen 292012
 

C’è vita dopo Auschwitz. Nel 1945-46 i giudici di Norimberga non disponevano di statistiche serie sul numero degli ebrei sopravvissuti, e neanche avevano potuto consultare le tonnellate di carte d’archivio cadute nelle mani degli anglo-americani. Al processo si lanciò la cifra di 10 milioni, poi di 6 milioni, e su quest’ultima si basarono infine l’accusa e la sentenza. Poi, per legittimare scintificamente Norimberga, gli “esperti della memoria” si sono sempre accordati su 6 milioni come “media aritmetica” fra le loro diverse stime, senza necessariamente che fra loro vi sia stato accordo sui rispettivi effettivi di ciascun campo e sul numero di ebrei in ciascun paese prima e dopo la guerra. Bisogna trovare 6 milioni. E quando gli storici sono condotti dalle loro ricerche adubitare della versione generalmente ammessa preferiscono, per simpatia verso i deportati o per paura delle reazioni, non pubblicare il risultato delle loro ricerche.

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dic 072011
 

Alcuni giorni fa, Michael Hoffman scriveva, sul suo blog, della “mentalità talmudica incentrata sull’eccezionalismo della vittima giudaica”[1].

Questa mentalità, posta a fondamento[2] della nazione-guida del cosiddetto “Occidente”, è stata interiorizzata da tutti i capi di Stato dell’Occidente medesimo, a cominciare dai governanti tedeschi.
A chi avesse ancora dei dubbi, suggerirei di confrontare la disparità di trattamento riservata dai detti governanti, da un lato, alle richieste di risarcimenti – per le vicende della seconda guerra mondiale – provenienti dalle organizzazioni giudaiche e dallo Stato d’Israele e, dall’altro, alle analoghe richieste provenienti dallo Stato italiano.
Prima però ricordiamo, per sommi capi, di cosa stiamo parlando.
Su cosa si fonda la dottrina del predetto eccezionalismo? Sulla (presunta) differenza tra l’”anima israeliana” e l’”anima di tutte le altre nazioni”. In cosa consiste tale differenza? Lo enuncia il rabbino Avraham Kook, citato tempo fa da Salman Masalha:
“La differenza tra l’anima israeliana, la sua indipendenza, il suo intimo desiderio, la sua aspirazione, le sue caratteristiche e il suo temperamento, e l’anima di tutte le altre nazioni, è più grande e profonda della differenza tra l’anima di un essere umano e l’anima di una bestia[3][4].
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set 242011
 

Il presidente iraniano ha tenuto un discorso all’Onu che i nostri massmedia filosionisti lecchini e bugiardi naturalmente non hanno mancato di modificarne a piacimento il contenuto.

Il sito Tgcom scrive tra le altre cose che “[Ahmadinejad] ha attaccato anche l’Italia, insinuando che Roma è sotto “occupazione militare” di Washington: “Qual è la giustificazione delle centinaia di basi americane militari e d’intelligence in diverse parti del mondo, (tra cui) le 83 presenti in Italia?” Non è forse assolutamente vero? dove starebbe l’insinuazione?

Ci si mette pure il Corriere della Sera: “Il presidente iraniano Ahmadinejad aveva iniziato una sfilza di domande retoriche contro Washington, elencando le «colpe» degli Stati Uniti, peraltro mai citati esplicitamente. Ahmadinejad ha spaziato dagli schiavi trasportati dall’Africa ala recessione economica mondiale, dall’imposizione del sionismo in Medio Oriente nel Novecento, all’uso dell’11 settembre come «pretesto» per le guerre in Afghanistan e Iraq.” Retoriche? Veramente sono domande che ci poniamo tutti

L’Unità invece ci regala un attimo di allegria inventandosi un titolo che qualifica da se la testata ( non che ne avessimo bisogno figuriamoci ..) “Ahmadinejad nega l’Olocausto“. Insomma i soliti …

Il Tempo già nel sottotitolo fa capire la sua posizione: “Il presidente iraniano usa ancora una volta il palco per negare l’olocausto e accusare gli Stati Uniti di aver ucciso Bin Laden senza averlo processato. Il leader ha anche puntato il dito contro “l’occupazione” americana nel mondo.”  Che significa “usa ancora una volta il palco“? era il suo turno, era il suo discorso. Libero di dire quel cazzo che vuole tanto più se i suoi pensieri sono, alla faccia di questi pseudogiornalisti da strapazzo, assolutamente giusti e leciti.

Bene, quello che segue è il discorso completo e tradotto di Ahmadinejad all’Assemblea dell’Onu. Discorso che sottoscrivo e condivido in toto

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ago 062011
 
Articolo interessante da leggere a mente aperta e senza i soliti pregiudizi:
di Jürgen Graf (2006)[1]

 

graf-jurgen.jpgPrecisazione del traduttore: il testo qui presentato è quello che Graf (nella foto)avrebbe pronunciato se avesse potuto partecipare al convegno. Purtroppo non poté essere presente perché da anni le autorita della Russia, paese nel quale si è rifugiato nel 2002, gli rifiutano il passaporto. La situazione non è allegra: Graf in Russia può vivere liberamente, a differenza dei paesi UE (dove pende su di lui una condanna per “negazione della Shoah”), ma viene trattato come un cane in chiesa. Fino a quando?
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Lodz, Poland, Deportation of Jews to Chelmno, April 1942-12127292693232783394.jpgDeportazione ebraica dal ghetto di Lodz verso il lager di Chelmno,Aprile 1942

Nessuno nega la persecuzione degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Gran parte della popolazione ebraica in tutti i paesi controllati dalla Germania nazionalsocialista venne deportata nei campi di concentramento, o nei ghetti dell’Est.Nei ghetti, ma soprattutto nei campi, la mortalità in certi momenti fuspaventosamente alta. Questo soprattutto a causa delle malattie, specialmente del terribile tifo petecchiale, diffuso dai pidocchi e che i tedeschi non riuscirono mai a tenere sotto controllo. Il peggiore tasso di mortalità di Auschwitz, il più grande dei campi, fu registrato durante la seconda metà del 1942, quando un’epidemia di tifo petecchiale uccise gran parte della popolazione del campo: tra il 7 e l’11 Settembre di quell’anno il tasso giornaliero fu di 375 morti.[2]Nei campi occidentali come Dachau, Buchenwald e Bergen-Belsen, dove le condizioni sanitarie eranomigliori che all’Est, la mortalità fu relativamente bassa fino alla fine del 1944. Dopo, però, la situazione peggiorò drammaticamente. Secondo le statistiche ufficiali, dei 27.900 prigionieri che morirono a Dachau tra il 1940 e il 1945, non meno di 15.400 morirono nei primi quattro mesi del 1945, più di tutti quelli che erano morti nei cinque anni precedenti.[3]Quando le truppe inglesi e americane liberarono i campi occidentali nell’Aprile del 1945, trovarono molte migliaia di cadaveri e di persone ridotte allo stremo. L’orribile mortalità sopravvenuta negli ultimi mesi fu la diretta conseguenza del crollo generalizzato della Germania, del quale gli stessi alleati furono in parte responsabili; dopo tutto, avevano sistematicamente distrutto le infrastrutture tedesche con i loro spietati bombardamenti a tappeto. Un medico inglese, il dr. Russell Barton, che aveva trascorso un mese nel campo di Bergen-Belsen, riferì in un rapporto:I reporter hanno interpretato la situazione secondo le necessità della propaganda interna. Alcuni funzionari tedeschi mi hanno detto che era stato sempre più difficile inviare cibo al campo. Tutto quello che si muoveva sulle strade diventava un bersaglio. […] Mi sono convinto, contrariamente all’opinione popolare, che non c’è mai stata una politica deliberata di sterminio per fame. Ciò è stato confermato dal gran numero di detenuti ben nutriti. […] La ragione principale della situazione di Belsen dipende dalle malattie, dal sovraffollamento voluto dall’autorità centrale, dalla mancanza di disciplina nelle baracche, e dal rifornimento insufficiente di cibo, acqua e medicine”.[4]Fino ad oggi, le immagini spaventose scattate all’epoca sono state – e vengono tuttora – presentate dai media come “prova” dell’Olocausto, sebbene tutti gli storici concordino che esse mostrano i cadaveri di persone morte a causa di epidemie (per inciso: la maggioranza delle vittime dei campi occidentali non erano ebree).

Questa tragedia, per quanto sia stata terribile, non coincide con l’”Olocausto”. Secondo la versione ufficiale della storia, gli ebrei non furono solo perseguitati, ma anche campi-sterminio-mappa.jpgsterminati sistematicamente dai nazionalsocialisti in “campi di sterminio” appositamente realizzati(nella cartina i pretesi “campi di sterminio”). Si sostiene che milioni di ebrei siano stati uccisi in modo orribile nelle camere a gas omicide e, su scala molto più ridotta, in camion a gas. Inoltre, i tedeschi sono accusati di aver fucilato più di un milione di ebrei nei territori sovietici da loro occupati.

Per noi revisionisti, le camere a gas omicide e i camion a gas sono un’invenzione propagandistica, proprio come le “armi di distruzione di massa” di Saddam Hussein, che funsero da pretesto per l’invasione anglo-americana dell’Iraq nella primavera del 2003. Ilfondatore del revisionismo, il partigiano francese Paul Rassinier, che era statoegli stesso detenuto in due campi di concentramento, definì la storia dello sterminio ebraico l’ ”inganno più macabro di tutti i tempi”.

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