Nessuno nega la persecuzione degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Gran parte della popolazione ebraica in tutti i paesi controllati dalla Germania nazionalsocialista venne deportata nei campi di concentramento, o nei ghetti dell’Est.Nei ghetti, ma soprattutto nei campi, la mortalità in certi momenti fuspaventosamente alta. Questo soprattutto a causa delle malattie, specialmente del terribile tifo petecchiale, diffuso dai pidocchi e che i tedeschi non riuscirono mai a tenere sotto controllo. Il peggiore tasso di mortalità di Auschwitz, il più grande dei campi, fu registrato durante la seconda metà del 1942, quando un’epidemia di tifo petecchiale uccise gran parte della popolazione del campo: tra il 7 e l’11 Settembre di quell’anno il tasso giornaliero fu di 375 morti.
[2]Nei campi occidentali come Dachau, Buchenwald e Bergen-Belsen, dove le condizioni sanitarie eranomigliori che all’Est, la mortalità fu relativamente bassa fino alla fine del 1944. Dopo, però, la situazione peggiorò drammaticamente. Secondo le statistiche ufficiali, dei 27.900 prigionieri che morirono a Dachau tra il 1940 e il 1945, non meno di 15.400 morirono nei primi quattro mesi del 1945, più di tutti quelli che erano morti nei cinque anni precedenti.
[3]Quando le truppe inglesi e americane liberarono i campi occidentali nell’Aprile del 1945, trovarono molte migliaia di cadaveri e di persone ridotte allo stremo. L’orribile mortalità sopravvenuta negli ultimi mesi fu la diretta conseguenza del crollo generalizzato della Germania, del quale gli stessi alleati furono in parte responsabili; dopo tutto, avevano sistematicamente distrutto le infrastrutture tedesche con i loro spietati bombardamenti a tappeto. Un medico inglese, il dr. Russell Barton, che aveva trascorso un mese nel campo di Bergen-Belsen, riferì in un rapporto:
“I reporter hanno interpretato la situazione secondo le necessità della propaganda interna. Alcuni funzionari tedeschi mi hanno detto che era stato sempre più difficile inviare cibo al campo. Tutto quello che si muoveva sulle strade diventava un bersaglio. […] Mi sono convinto, contrariamente all’opinione popolare, che non c’è mai stata una politica deliberata di sterminio per fame. Ciò è stato confermato dal gran numero di detenuti ben nutriti. […] La ragione principale della situazione di Belsen dipende dalle malattie, dal sovraffollamento voluto dall’autorità centrale, dalla mancanza di disciplina nelle baracche, e dal rifornimento insufficiente di cibo, acqua e medicine”.[4]Fino ad oggi, le immagini spaventose scattate all’epoca sono state – e vengono tuttora – presentate dai media come “
prova” dell’Olocausto, sebbene tutti gli storici concordino che esse mostrano i cadaveri di persone morte a causa di epidemie (per inciso: la maggioranza delle vittime dei campi occidentali non erano ebree).
Questa tragedia, per quanto sia stata terribile, non coincide con l’”Olocausto”. Secondo la versione ufficiale della storia, gli ebrei non furono solo perseguitati, ma anche
sterminati sistematicamente dai nazionalsocialisti in “campi di sterminio” appositamente realizzati(nella cartina i pretesi “campi di sterminio”). Si sostiene che milioni di ebrei siano stati uccisi in modo orribile nelle camere a gas omicide e, su scala molto più ridotta, in camion a gas. Inoltre, i tedeschi sono accusati di aver fucilato più di un milione di ebrei nei territori sovietici da loro occupati.
Per noi revisionisti, le camere a gas omicide e i camion a gas sono un’invenzione propagandistica, proprio come le “armi di distruzione di massa” di Saddam Hussein, che funsero da pretesto per l’invasione anglo-americana dell’Iraq nella primavera del 2003. Ilfondatore del revisionismo, il partigiano francese Paul Rassinier, che era statoegli stesso detenuto in due campi di concentramento, definì la storia dello sterminio ebraico l’ ”inganno più macabro di tutti i tempi”.
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