mag 012012
 

 

Ogni volta che s’appropinqua la data del 25 aprile, mi pongo – con sommo e crescente sgomento, anno dopo anno – la domanda sul senso e il valore di questa ricorrenza. Essa viene celebrata dallo Stato italiano come la “Festa della Liberazione”: liberazione, nel 1945, dal “tedesco invasore”, e dal regime fascista – o meglio da quanto ne era sopravvissuto per un paio d’anni (la Repubblica Sociale Italiana) – alleato della Germania (e del Giappone, nel famoso “Asse”), la quale – checché se ne possa pensare – era stata comunque il nostro alleato, praticamente contro il mondo intero, e che proditoriamente avevamo pugnalato alle spalle con il cosiddetto “armistizio” dell’8 settembre (in realtà una resa incondizionata di una composita classe di vili e felloni che il Fascismo avrebbe fatto bene ad estirpare – idealmente, s’intende – nel corso di un ventennio, invece di organizzare la solita cosa “all’italiana”).

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apr 242012
 

Che gli americani abbiano liberato l’Italia è una delle barzellette più uggiose e stomachevoli che i nostri rappresentanti (si fa per dire), in combutta con giornalisti-ciabattini, continuano a raccontarci senza vergognarsi del ridicolo, di cui si coprono, confessando se non altro un’immensa ignoranza della storia.
Gli americani si sono sempre mossi solo in funzione di interessi di potenza o di mercato (che è poi un modo diverso di fare potenza). Non hanno mai manifestato alcun proposito di liberare un solo Paese da una dittatura o potere cattivo meno che nei riguardi del mondo comunista, in cui vedono, e non a torto, la propria negazione. Il parametro della tollerabilità di qualunque Stato, nell’ottica degli USA, si chiama solo e semplicemente “USA-compatibilità”. Il che significa, come è evidente, che quanto è compatibile, anzi cònsono, con gli interessi, geopolitici o di mercato, della macchina del mostro industriale-politico-militare nordamericano, non può temere alcun intervento o sanzione anche se all’interno si fa scempio dei diritti civili.

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