dic 182012
 

Dolce Remi’, Roberto Benigni, nato appunto Roberto Remigio e pasciuto Benigni, il ragioniere che lesse Dante dopo Carmelo Bene. Da Bene a Benigni l’Italia crollò. Cosa avrebbe detto l’attore letterato salentino di noi e di lui? Che ce lo siamo meritato un cane così bavoso che ringhia come una pecora, perché siamo dannati ed applaudiamo all’ovvio, dopodiché il grande Carmelo ci avrebbe mandati tutti a farci un the, per non dir di peggio. Benigni il ruffiano non si inimicherebbe mai il vasto pubblico, non attaccherebbe mai a “sinistra e a manca”, non è una ripetizione è la realtà, poiché  gli serve il plauso del pubblico benpensante e poco pensante per darsi una ragione di vita.

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mar 292012
 

1. E’ il titolo di un film di Bergman, la cui trama per nulla assomiglia a quanto sta accadendo oggi in questo povero paese. Tuttavia, questo è il più gentile nome con cui appellare i finti tecnici che stanno ai vertici del nostro Stato, assieme a coloro che si credono classe dirigente (industrial-finanziaria) e ai giornalisti loro servi, salvo alcuni encomiabili casi rari quanto le mosche bianche. Degli intellettuali preferisco non parlare; avverto solo che non consento a nessuno di considerarmi appartenente ad un simile verminaio.

Dopo vent’anni di totale assenza della politica – in cui si è inventata la storiella del passaggio alla “seconda Repubblica” mentre si è solo entrati a tempo pieno in una palude maleodorante – i dementi del “popolo di sinistra” (il “ceto medio semicolto”, di cui gli insegnanti e dati settori di impiegati pubblici sono lo “zoccolo duro”) sono tutti felici perché si sono liberati di Berlusconi. Questo è ciò che raccontano loro personaggi innominabili che passano per abili dirigenti del Pd, del Sel, dell’Idv e altra genia varia. Non sono riusciti a servire adeguatamente i loro padroni d’oltreatlantico (malgrado le arie che si davano all’epoca in cui sbavavano dietro a Clinton durante l’aggressione alla Jugoslavia), hanno anzi fallito su tutta la linea, riuscendo solo a sussurrare “bye bye Condy” come (si dice) fece uno scioccone pieno di svenevolezze con la Rice.

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mar 282012
 

Note sintetiche sull’articolo 18 e dintorni

Le vicende di questi giorni ci consegnano diversi elementi di riflessione. Dato che le cose da dire sarebbero veramente tante, conviene restare all’essenziale procedendo per punti.

1. Lo «scalpo» di Monti laddove Berlusconi fallì
Per capire il valore simbolico della distruzione dell’articolo 18, bisogna fare un passo indietro di dieci anni. Esattamente il 23 marzo del 2002, le strade di Roma videro una delle più grandi manifestazioni di tutti i tempi. Il no all’abolizione dell’articolo 18 vinse, e Berlusconi dovette fare marcia indietro. Dieci anni dopo, così come avvenuto sulle pensioni, il governo Monti ha ormai in mano lo scalpo del simbolo dei diritti dei lavoratori. Lo consegnerà alle oligarchie europee, alla signora Merkel, alla Bce. Ma proprio nei prossimi giorni andrà a farsene vanto pure in Cina e in Corea del Sud, giusto per far intendere qual è la strada intrapresa.

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feb 272012
 

Un commento volante alla sentenza Mills, in cui Berlusconi è stato prescritto nonostante il parere contrario della pubblica accusa:

Forse tale sentenza va letta alla luce dell’annuncio, l’8 settembre scorso (data fatidica), del salvacondotto giudiziario per il cavaliere annunciato da Buttiglione:

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dic 102011
 

La fase internazionale di pieno fermento che stiamo vivendo è quasi in netto contrasto con la situazione italiana, che invece sembra decisamente avviarsi verso un rapido declino. L’insediamento del nuovo governo tecnico ha messo in chiaro ciò che molti dei nostri redattori e collaboratori andavano sostenendo ormai da almeno dieci mesi nelle testate o nei siti che raccoglievano le loro impressioni ed analisi. L’Italia è un Paese a sovranità quasi inesistente. Da oggi anche la sovranità formale del popolo (espressa attraverso le elezioni e la rappresentanza parlamentare) è venuta meno. Ogni record è stato battuto.

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dic 062011
 

È lui, Roberto Benigni, la prima dolorosa vittima del dopo Berlusconi. Ieri, durante lo straordinario show di Fiorello, non è stato in grado di far ridere nessuno, ma proprio nessuno. Quando si è capito che la battuta su Berlusconi che si era dimesso, che dunque ‘non c’è più’, non era solo una battuta ma l’asse portante della sua performance, su Twitter sono iniziate a piovere le critiche all’indirizzo del comico toscano.

Che fine faranno Guzzanti, Travaglio, Santoro, Padellaro, forse lo stesso Antonio Di Pietro, tra due mesi? È proprio vero che avevamo di fronte una serie di personaggi in cerca d’autore che avevano trovato nell’antiberlusconismo la loro principale e forse unica ragione di gloria!

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nov 132011
 

Non entrerò in considerazioni politiche e nemmeno userò accuse contro politici corrotti e imbelli, incapaci di qualsia voglia azione che non sia a favore della loro pancia, già ne abbiamo abbastanza.

No, esporrò il mio punto di vista, quello di un qualunque essere vivente in questa terra italica che da essa ha assorbito e metabolizzato una piccola parte della sua cultura, della sua bellezza e della sua celebrità.

Questa sera ho assistito alla più infame e sozza immagine televisiva che mai avrei immaginato di poter vedere. L’uscita di Berlusconi dai palazzi del potere accompagnato da bordate di fischi e l’entrata di Monti con applausi.

Non c’ero all’epoca dell ’8 settembre del 1943, ma suppongo che le scene fossero più o meno le stesse. Una parte gli italiani stanchi della guerra e dei patimenti e dall’altra una nazione, quella fascista, che si vedeva sconfiggere dall’imbelle carattere dell’italiano. Non c’è molta differenza, i due tempi, allora ed oggi, sono la stessa cosa: all’italiano non interessa ciò che accade nel potere, per lui è importante solo una cosa: avere la pancia piena e il cazzo sempre duro.

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ott 302011
 

Dice Berlusconi “siamo di fronte a un attacco all’euro, una moneta strana che non ha convinto nessuno e che è di per sé molto attaccabile”. Risponde Napolitano: “l’euro è un pilastro ed una scelta irreversibile”. Poi Berlusconi, con il suo solito andamento apparentemente schizofrenico (la schizofrenia del coniglio) ha sostenuto di essere stato frainteso, che voleva dire che c’è la moneta unica ma non quanto serve a controllarla veramente, un Governo europeo (e quindi gli Stati Uniti d’Europa; campa cavallo…..). Nel contempo la Germania – paese che fa di tutto per emarginare nei fatti l’euro e manovrare a suo piacimento nella UE – fa sapere, tramite il portavoce del Governo Steffen Seibert, che il Governo italiano deve seguire in tutto e per tutto quel che dice Napolitano. E, ciliegina sulla torta, la BCE viene affidata ad un chiaro, anche se non formale, portavoce degli Usa di Obama.

Ormai tutto è chiaro in modo impressionante; e del tutto inquietante per le sorti d’Italia. La Germania, prendendosi anche lo sfizio apparentemente autonomista di astenersi sulla ben nota Risoluzione del CdS dell’Onu che ha permesso l’aggressione e il massacro della Libia, aspira in realtà a divenire la subpotenza regionale europea, ovviamente sub nei confronti degli Usa di Obama; mentre la Turchia, ormai piuttosto disinteressata all’entrata in Europa, aspira alla stessa posizione – giocandosela in contrasto con Israele e Iran – a sud e sud-est del nostro continente. La Germania vuole però che l’Italia segua in tutto e per tutto una politica subordinata al suo essere la subpotenza degli Stati Uniti nella UE. Ricordo quando gli antifascisti dicevano che Mussolini era divenuto succube della Germania di Hitler. Quella Germania era allora un’autentica potenza, che si è giocata con gli Usa il ruolo di dominanza centrale nel mondo capitalistico in una devastante guerra mondiale. Oggi qualcuno ci vuole succubi di unasubpotenza espletante il servizio di guardia in Europa per conto della potenza dominante centrale, per favorire quest’ultima contro eventuali mire di altre potenze emergenti ad est. La differenza con Mussolini dovrebbe risultare molto chiara.

Un’altra gravissima questione emerge a sua volta in modo solare. Ci si erge a difesa della “Costituzione repubblicana” (definita una meraviglia delle meraviglie mentre è certo vecchia come il cucco) e nel contempo la si stravolge completamente. Secondo le regole, per quel che valgono in queste false democrazie parlamentari, il governo del paese è affidato ad un esecutivo che abbia la maggioranza in Parlamento; mentre la presidenza della Repubblica ha un semplice ruolo di sorveglianza e “custodia” (delle regole appunto). Invece, lasubpotenza regionale, che intende dominare l’Europa in dipendenza dagli Usa di Obama, intima al nostro governo di seguire in tutto e per tutto il presdelarep. Lo stravolgimento è palese, il fatto di essere sotto tutela – e per di più doppia: al vertice la potenza dominante centrale e un gradino sotto la subpotenza tedesca – appare alla luce del Sole (non certo per il “poppolo”, bue come al suo solito).

Va comunque detto senza mezzi termini che la principale colpa della situazione spetta al premier. Eletto Mostro da una sinistra (mai stata vera sinistra, bensì un’accozzaglia di rinnegati inetti e pasticcioni, solo dediti alle urla e schiamazzi, senza una sola proposta da fare), ha vissuto di rendita su questa qualifica, respinta ovviamente da chiunque disprezzi e provi disgusto per questa sinistra non sinistra (o, se vogliamo, “sinistra” solo nel senso di un film dell’orrore). Si è dedicato alle belle donne e ad altre amenità, compiute alla luce del Sole in modo assai poco “governativo”, solo sputtanandosi e dimostrandosi indubbiamente un nanetto politico. Non ha fatto una sola mossa per crearsi dei Servizi di Sicurezza degni di questo nome, che servissero in effetti questo paese e il suo governo; e non si dedicassero invece a spiarlo e a passare tutto il passabile ad una magistratura in quanto corpo avversario di ogni nostra autonomia. Una magistratura che, a partire da “mani pulite”, ha costantemente svolto quel ruolo che questo blog (ma il sottoscritto a partire già dal 1994) ha sempre denunciato.

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