ott 042012
 

Dopo aver ospitato terroristi stranieri e sostenuto le loro operazioni lungo tutto il confine siriano-turco per oltre un anno, la Turchia, membro della NATO, ha sostenuto di aver risposto militarmente contro “obiettivi” in Siria, per un presunto attacco al territorio turco che essa attribuisce al governo siriano. Nonostante le organizzazioni terroristiche pesantemente armate che operano in gran numero su entrambi i lati del confine turco, con l’esplicita approvazione e il supporto logistico della Turchia, il governo di Ankara sembra aver escluso la possibilità che queste forze terroristiche, non l’esercito siriano, siano responsabili dell’attacco con dei colpi di mortaio, che i militanti armati sono noti usare ampiamente.

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ago 012012
 

C’è molto di più nel conflitto in Siria di quanto appaia. La Siria è attualmente teatro di una guerra fredda tra Stati Uniti, NATO, Israele, e il Gulf Cooperation Council (GCC) da un lato e la Russia, la Cina, l’Iran e il Blocco della Resistenza, dall’altro. Nei combattimenti tra il governo siriano e le forze antigovernative, è anche in corso una intensa guerra di intelligence.
Il servizio d’intelligence estero tedesco, il Bundes Nachrichtendienst (BND, Servizio d’Intelligence Federale), ha puntato il dito contro al-Qaida, per gli attentati in Siria. Questo, tuttavia, ha l’effetto di nascondere e sminuire il ruolo che i servizi segreti degli Stati Uniti e i dei loro alleati hanno giocato.  Accreditando al-Qaida, il Bundes Nachrichtendienst aiuta Washington e i suoi alleati a tirarsi fuori dai guai. Anche se al-Qaida è molto più di una semplice agente d’intelligence degli Stati Uniti, l’organizzazione e l’etichetta di al-Qaida è un termine comprensivo che viene usato per camuffare le operazioni della Central Intelligence Agency (CIA) e degli altri servizi di intelligence affiliati.

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mag 282012
 

Il 25.mo vertice della NATO non è riuscito a rispondere alla domanda assillante che ossessiona l’Organizzazione dal crollo dell’Unione Sovietica: come può essere utile ai suoi membri, oltre a  Regno Unito e USA? Esclusa ogni domanda sul massacro di 160000 libici o sulla cancellazione dell’attacco alla Siria, i capi di Stato e di governo hanno appena ricevuto l’ordine di finanziare il complesso militare-industriale degli Stati Uniti.

Ufficialmente doveva rispondere a tre domande principali:
Come controllare l’Asia centrale?
Come essere più efficiente con dei budget limitati dalla crisi finanziaria?
Come schierare un sistema offensivo missilistico contro la Russia e la Cina?
La scelta di Chicago per il vertice si spiega con il fatto che è la città di origine del presidente Barack Obama, e perché è ora amministrata dal falco Emanuel Rahm, ufficiale dell’esercito israeliano.
Un comitato ospitante è stato formato dal Gruppo Bilderberg [1] intorno alla presidente del NDI / NED [2] Madeleine Albright e a John H. Bryan, amministratore delegato di Goldman Sachs.
All’esterno della sala conferenze, non mancavano i gruppi militanti manifestare contro l’Alleanza [3]. Questa turbolenza ha causato problemi di ordine pubblico al comune, e ha danneggiato l’immagine del vertice. Tuttavia, la NATO ha utilizzato l’inconveniente per occupare la stampa, mentre i giornalisti si sono concentrati sugli eccessi della polizia all’esterno della sala conferenze [4], i capi di Stato e di governo potevano discutere in segreto dei loro accordi.

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apr 042012
 

Le guerre umanitarie sono una moderna forma di imperialismo. Il modello standard che gli Stati Uniti e i loro alleati utilizzano per attuarle è quello in cui si presume il genocidio e la pulizia etnica da parte di una coalizione di governi, organizzazioni dei media e organizzazioni non governative di facciata, preceduti da sanzioni, isolamento e intervento militare. Questo è il modus operandi post-Guerra Fredda degli Stati Uniti e della NATO.
Nella sua esecuzione, le Nazioni Unite vi hanno preso parte a causa del sequestro dei suoi incarichi e uffici da parte di Washington. Ora Kofi Annan è stato nominato al ruolo di mediazione in Siria, ma la sua posizione sul R2P non deve essere trascurata. Né deve esserlo neanche il fatto che gli Stati Uniti e i loro alleati non sono interessati a una pace mediata.

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mar 262012
 

Per le forze armate degli Stati Uniti, la Siria è già una guerra prima di esserla per davvero, anche se non lo è mai realmente. La situazione reale sul terreno, che si distingue sempre più chiaramente, implica molti avvertimenti ai militari statunitensi sulla loro capacità di intervenire (“proiezione della forza“) e di controllare una situazione esterna di questo genere, sulla loro capacità di influenzare, ecc., una zona strategica di tale importanza. Abbiamo già notato la posizione espressa al Congresso, all’inizio del mese, dai capi statunitensi (il presidente dei Capi di Stato Maggiore Riuniti e Comandante del Comando Centrale, il 3 marzo 2012). I chiarimenti recenti, tra cui quelli diDEBKAfiles, (del 19 Marzo 2012 ), ma anche di altre fonti, non sono rassicuranti per il Pentagono; se si osserva tenendo in conto l’essenziale, cioè quel che costituisce l’identità e lo scopo del Pentagono, del complesso militare-industriale, dei concetti americanisti, – vale a dire la capacità di proiezione necessariamente globale della forza vittoriosa…
Ci siamo concentrati su tre aspetti, diretti e indiretti, della situazione in Siria, in termini di potenza militare statunitense, e della relativa postura strategica.

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set 092011
 

Lo scorso 22 marzo, un rappresentante del Ministero degli Esteri del governo della Corea del Nord affermava in una nota ufficiale:

“L’attuale crisi libica insegna alla comunità internazionale una seria lezione. È stato dimostrato al mondo che lo smantellamento nucleare della Libia, a lungo propagandato dagli Usa in passato, si è rivelato una modalità di aggressione con cui questi hanno blandito quella nazione con parole molto ‘dolci’ quali ‘garanzia di sicurezza’ e ‘miglioramento delle relazioni’ per disarmarla e poi inghiottirla con la forza […] Ancora una volta viene dimostrata la verità storica per cui la pace può essere preservata soltanto costruendo una propria forza, fino a quando nel mondo si presenteranno comportamenti arbitrari e prepotenti […] La Repubblica Democratica Popolare di Corea molto semplicemente ha intrapreso la strada del Songun, e la capacità difensiva militare costruita in quest’ottica, rappresenta un deterrente fondamentale al fine di evitare una guerra e di difendere la pace e la stabilità nella Penisola Coreana”1

Se per la Repubblica Democratica Popolare di Corea, guidata da Kim Jong Il, la dottrina strategica del Songun (trad.: L’esercito innanzitutto) sembra aver effettivamente indicato la quadratura del cerchio nel bilanciamento tra rivendicazioni politiche di matrice leninista/antimperialista e realismo geo-strategico, tutti gli altri attori internazionali inseriti nella famosa lista nera dei cosiddetti “Stati canaglia”, redatta dal Pentagono, sembrano aver recepito malissimo le lezioni della storia. Ultimo nell’elenco, la Libia di Gheddafi, al quale si deve necessariamente rimproverare un eccessivo ammorbidimento nel quadro dei rapporti internazionali con i Paesi della Nato.
Sia chiaro: non ci riferiamo in alcun modo alle peraltro ridicole tesi in voga nella sinistra radicale del “Gheddafi compromesso con il capitalismo europeo” o altre simili idiozie ancora fondate su una tipologia di dialettica “capitale-lavoro” infantile, vecchia, anacronistica e priva di alcun “contatto teorico” sia con la realtà storico-politica delineatasi a partire dal secondo dopoguerra, sia (e a maggior ragione) con la realtà storico-politica della nuova fase nata dai due principali sconvolgimenti degli ultimi trenta anni: la rivoluzione post-fordiana (1975-1985) e l’avvio della fase unipolare (1989-1991).
Il declinante ruolo dell’Urss di Gorbaciov, prossima al cedimento totale, aveva aperto al strada all’intervento in Iraq, dimostrando – proprio in uno scenario divenuto centrale almeno a partire dal 1967, come quello mediorientale – come il campo dei rapporti di forza internazionali fosse in via di progressiva ridefinizione, sino al suo totale reset. L’operazione Desert Storm, che aprì la prima Guerra del Golfo, inaugurò una nuova stagione strategica: lo sfondamento simultaneo terra-aria e l’integrazione informatica nei sistemi d’arma, misero in campo le prime novità introdotte dalla Revolution in Military Affairs comparsa negli anni Ottanta, che i Sovietici avevano soltanto potuto cogliere – grazie alle intuizioni del generale Nikolaj Ogarkov – poco prima del collasso del loro Stato.
Da allora, gli Stati Uniti hanno avviato una vasta fase di interventi a carattere “umanitario”, cercando di allacciare le dottrine strategiche e le necessità di espansione della propria sfera d’influenza alle ragioni storiche di una globalizzazione economica pensata come deterministica e totalizzante. Tutto ciò ha mostrato i suoi limiti ed appare ormai evidente come la parabola discendente avviata poco dopo gli interventi in Afghanistan e in Iraq, stia rimettendo in discussione gran parte delle certezze su cui l’unica super-potenza rimasta al mondo fondava la propria politica internazionale.

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