mag 292012
 

Osservatori ONU a Hula, Siria, sulla scena del massacro di 130 civili tra cui decine di bambini.
Nella prima dichiarazione dopo l’eccidio, il portavoce ONU assegna la responsabilità alle bande armate dei ribelli. Successivamente il capo degli osservatori dichiara che è stato il Regime di Assad. Poi, in videoconferenza con il Consiglio di Sicurezza, il capo, si corregge è afferma che non tutto è chiaro giacchè tutte le vittime sono state uccise non dai bombardamenti dell’esercito, ma da colpi ravvicinati a bruciapelo e a coltellate. Tecnica collaudata dei ribelli. 

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giu 062011
 

 

Tra Gheddafi e Mladic, l’onore di Tripoli, il disonore del “manifesto”

Torno da Tripoli, Libia, con nelle orecchie ancora lo schianto delle bombe che hanno incenerito, secondo la Nato, “otto navi da guerra di Gheddafi che sparavano sui civili di Misurata” che poi, quanto a quelle che ho visto esplodere e incenerirsi nel porto commerciale di Tripoli, erano due motoscafi della Guardia Costiera, fermi lì causa blocco navale Nato fin da quando li vedevo dal vicino albergo a metà aprile, e un cargo da trasporto pieno di rifornimenti per un popolo che si vuole gaza-izzare. Basta vedere le file chilometriche delle auto ai distributori di benzina, nel paese più ricco di petrolio di tutta l’Africa, per capire che paralisi e agonia tipo Gaza o Iraq è nei piani di chi dall’ONU era stato autorizzato soltanto a inibire voli e uccisione di civili. Le raffinerie erano già poche e ora sono in massima parte sotto controllo dei mercenari Nato di Bengasi. Si incomincia a non riuscire più a raggiungere la scuola, l’ospedale, il mercato, gli uffici, i parenti, il lavoro. E da fuori la grande armata Nato, che fa affogare i migranti in fuga dalla Libia perché l’aggressione gli ha fatto perdere lavoro, casa, scuola, sanità, dignità, blocca perfino la benzina per i trasporti privati (i mezzi armati corrono su nafta), come anche farmaci e soccorsi di ogni genere. Hanno imparato dall’assedio di Gerusalemme. Poi Goffredo da Buglione è entrato e ha ammazzato i morti di fame e di sete. Tutti.

E pensare che Gheddafi stava realizzando l’Ottava Meraviglia del Mondo, come la chiamavano i tecnici, pescando dal mare fossile sotterraneo di acqua dolce, con seimila chilometri di acquedotti a ragnatela su tutto il territorio, acqua d’irrigazione e potabile per sei milioni di libici e per mille anni. Già, sei milioni da decimare alla maniera di Graziani che, a forza di veleni nelle acque e iprite in testa, fece fuori un terzo della popolazione libica. Da decimare oggi quasi tutti, giacchè cinque milioni insistono a riconoscersi nel governo sovrano della Jamahiriya, repubblica popolare socialista delle masse, mentre solo un milione è sotto dominio dei tagliagole monarco-integralisti bengasiani che ogni due per tre, non avanzando di un metro causa deficienza di consenso popolare, invocano più bombe Nato sul proprio popolo. E di questo milione vai a sapere quanti di cuore e cervello e non per terrore da pogrom sostengono i vendipatria assoldati dai predatori planetari. Se è vero, come nessun organo d’informazione si è peritato di riportare, ma come abbiamo visto alla tv libica (voce da sopprimere), che a Bengasi è in corso una rivolta contro i “giovani rivoluzionari” del “manifesto” e che in tanti quartieri risventolano le bandiere verdi della libertà. Non è bastato, agli sgherri di Sarkozy e ai fantocci di Obama far fuggire 70mila persone dalla città, eliminare centinaia di famiglie che non condividevano una “rivoluzione” nel nome della Sharìa e di Bill Gates e sgozzare tutti i lavoratori neri incontrati per strada.

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giu 042011
 

Perché i forcaioli di Mladic sbagliano su tutta la linea

Il generale Mladic – dicono in molti – non avrà ucciso a Srebrenica tutte le persone di cui lo hanno accusato, le prove del massacro saranno pure una messa in scena del team Clinton, come è ormai palese, ma egli non è uno stinco di santo e di sicuro qualcuno avrà  ammazzato. Quindi, dicono gli stessi, poco male se viene sequestrato, estradato e sicuramente condannato da una corte internazionale. In fin dei conti se lo merita. D’altronde è uno slavo, quindi feroce; e figurarsi quanto può essere stato cattivo in una guerra civile che è stata anche scontro etnico e religioso. Dunque ora che paghi il fio! Prove di colpevolezza? Cosa contano mai. In fin dei conti era un uomo di guerra e in guerra si uccide di sicuro.
Non appartiene ai buoni, ergo i civili, le donne, gli anziani, i bambini che siano state vittime eventuali delle sue truppe non sono “effetti collaterali di interventi umanitari” come quelle che la Nato continua a mietere in tutti gli scenari possibili e che non hanno, loro, lo status di vittime.
Perché questo accade nel mondo globalizzato dalla democrazia biblica in salsa americana, fatta di eletti e di sottouomini: ci sono vittime da vendicare e vittime da dimenticare, ci sono massacri di serie A e massacri che non debbono avere alcuna eco.

Non conta se si è o meno colpevoli

Ma quelli che “qualcosa avrà pur fatto” si sono posti almeno uno dei quesiti principali?
Il primo riguarda il diritto in assoluto, ovvero il diritto del “mostro”.
Ha massacrato? Ha ordinato massacri? Ha comandato o effettuato pulizie etniche? Non ce lo si chiede neppure più. L’accusa è stata formalizzata con un falso, il falso è comprovato ma questo, lo sappiamo, non interessa il Tribunale dell’Aja e men che meno i nostri pacifici giustizieri di salotto.
Siamo oramai giunti a questo. Non conta definire se qualcuno è colpevole di qualcosa: è sufficiente che il “mostro” abbia il profilo adatto. E, chiaramente, che sia un vinto.
In tal caso non ha e non deve avere alcuna garanzia. Può essere processato più e più volte, calpestando ogni codice, come accadde al capitano Priebke, condannato infine per responsabilità che non gli potevano assolutamente competere, o al funzionario francese Bosquet, condannato per “collaborazione” e segregato ottuagenario con tanto di revoca della grazia presidenziale.
E puoi persino essere giudicato come criminale nazista in Israele ed essere colà assolto da un tribunale ebraico e poi ti arresta qualcun altro, com’è accaduto al vecchio  Demianiuk.
Se sei vinto, e dalla parte dannata, le regole del codice non esistono. E se poco poco le accuse pretestuose si rivelassero così deboli e il processo così imbarazzante per l’accusa, ecco che al vinto può sempre accadere di morire provvidenzialmente in detenzione, come è accaduto a Milosevic.

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mag 302011
 

Solo Enrico Mentana ha detto una cosa sensata riguardo Mladic:

Sto ancora aspettando un resoconto reale delle fosse comuni che dovrebbero documentare la pulizia etnica di Milošević ai danni dei kosovari. Intanto però, con il beneplacito della comunità internazionale, al vertice del nuovo Kosovo ci sono trafficanti di armi e droga. Bombardammo Belgrado in nome della «guerra giusta», dell’aiuto umanitario, della Missione Arcobaleno…

Di seguito capiremo perchè

Ricordate, con il pretesto della presunta strage di Sebrenica gli USA hanno messo le mani sul cuore indomito dell’Europa facendo scoppiare e poi disgregando la Yugoslavia. Il piano perverso si sarebbe poi concluso con il terrificante bombardamento con proiettili all’uranio impoverito di Belgrado. L’epilogo arriva con il distacco forzato del Kossowo e la sua annessione all’impero USA che ha provveduto ad installare qui la più grande base navale del Mediterraneo…

Link: http://sitoaurora.altervista.org/Eurasia/Balkanija54.htm

De-Construct 12 agosto 2009
Traduzione di Freebooter

Dopo 14 anni che investigo i fatti che ebbero luogo a Srebrenica nel 1995 posso attestare che in quella enclave non vi è stato nessun genocidio di musulmani — il mito sul massacro di musulmani è stato inventato dallo scomparso leader di guerra musulmano bosniaco Alija Izetbegovic e dall’allora presidente USA Bill Clinton“, ha affermato in una esclusiva intervista alla stampa quotidiana di Belgrado il ricercatore svizzero Alexander Dorin, autore del libro Srebrenica — La storia del razzismo da salotto.
Ha aggiunto che, contrariamente alla mitologia popolare che ancora domina i media mainstream occidentali, i musulmani che persero la vita a Srebrenica erano degli uomini cresciuti piuttosto che dei “ragazzi“, e sono stati colpiti mentre combattevano contro l’esercito serbo bosniaco. Il che, come osserva, non può essere in nessun modo uguagliato ad un massacro, per non parlare di “genocidio“.
- Dopo molti anni che investigo gli eventi bellici a ed attorno a Srebrenica, ho raggiunto la conclusione definitiva che non vi fu nessun genocidio. Nel luglio del 1995, mentre la città veniva conquistata dalle forze serbe, persero la vita circa 2.000 musulmani — non 8.000 come pretende la macchina della propaganda musulmano bosniaca, con il sostegno di certi politici e media occidentali. Quei 2.000 caddero in battaglia contro l’esercito serbo, mentre stava sfondando verso Tuzla. Il “genocidio di Srebrenica” è un’invenzione di Izetbegovic e Clinton, – ha dichiarato Dorin.

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