giu 022012
 

Leggo con stupore che alla richiesta più che legittima del Codacons di render note le spese per la parata odierna, il quirinale ha risposto picche con una motivazione che sfiora, anzi supera, il ridicolo

“i documenti di cui viene richiesta l’ostensione dovrebbero essere esclusi perchè <inaccessibili>, per motivi attinenti alla sicurezza, alla difesa nazionale, all’esercizio della sovranità nazionale ed alla continuità e alla correttezza delle relazioni internazionali”

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apr 302012
 

Non appena il capo dello Stato Giorgio Napolitano ebbe incaricato Mario Monti di formare il governo, Barack Obama telefonò immediatamente al nuovo inquilino di Palazzo Chigi per sbrigare i soliti convenevoli e, soprattutto, per caldeggiare la nomina a ministri di due personaggi strettamente collegati alle strutture atlantiche, ovvero il presidente del Comitato Militare della NATO, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola e l’ambasciatore italiano negli Stati Uniti Giulio Terzi di Sant’Agata.
In seguito, quando Monti ufficializzò la nomina di Di Paola come ministro della Difesa e di Giulio Terzi come ministro degli Esteri accogliendo le “raccomandazioni” di Obama, apparve immediatamente chiara la linea che avrebbe seguito il governo dei tecnici insediatosi a “furor di mercati”.

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apr 112012
 

«Ecco avanzare in Ungheria lo spettro della reazione… sotto l’egida del clericalismo conservatore con l’intento di tornare al passato, annullando la democrazia e la libertà». È impressionante notare che le stesse parole usate oggi in Europa per condannare la nuova Costituzione ungherese, rea di difendere la tradizione, la famiglia e la sovranità nazionale e popolare rispetto al potere delle banche, siano state adoperate dal compagno Sandro Pertini per sostenere nel 1956 l’invasione dei carri armati sovietici in Ungheria.

Le tesi di Pertini collimavano con le tesi del Pci, anche nella sua ala moderata. Il compagno Giorgio Napolitano, ad esempio, scriveva che l’azione sovietica in Ungheria evitava «che nel cuore dell’Europa si creasse un focolaio di provocazioni» e benediceva l’intervento sovietico per impedire che l’Ungheria cadesse «nel caos e nella controrivoluzione», così contribuendo «in maniera decisiva, non già a difendere gli interessi militari e strategici dell’Urss ma a salvare la pace nel mondo».

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apr 042012
 

«La gente non arriva a fine mese, molti si stanno suicidando, lei questi suicidi ce li ha sulla coscienza» ha detto il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, parlando in aula alla Camera rivolgendosi al presidente del Consiglio, Mario Monti, che però era assente. Si allunga sempre più la lista delle persone che hanno tentato il suicidiocome ultimo, estremo, gesto a causa della crisi. Dipendenti licenziati, giovani disoccupati, persone attanagliate dai debiti, padri di famiglia che non riuscivano più a dar da mangiare ai figli e, ultimo caso di una macabra serie, i pensionati, sempre più poveri.

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apr 032012
 

“Se qualcuno, oltre a mettere qualche striscione, ha delle idee, aspettiamo di conoscerle”.

Così il massone Napolitano ha risposto ai cronisti sul caso dei due marò detenuti illegalmente in India. Ironia fuori luogo evidentemente frutto della frustante consapevolezza dell’enorme figura di merda che lui e il governo Monti stanno facendo davanti al mondo. Non solo non riescono a far rispettare le leggi internazionali ma dopo ogni viaggio di un nostro rappresentante governativo in India la posizione dei due marò peggiora.

Caro massone tu chiedi di conoscere qualche idea nuova e io ne avrei una:

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apr 012012
 

Monti afferma che se l’Italia non è pronta alle sue riforme lui potrebbe lasciare. E così ripetono i suoi ministri i quali alla prima critica minacciano di ritornare ai loro precedenti incarichi. Ma se i professori tornano in classe, gli italiani possono tentare di riprendersi le aule parlamentari dando una bella lezioncina a questi zelanti educatori delle masse con la puzza di zolfo finanziario sotto il naso. Se non è un passo avanti è almeno un bel contrappasso.

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mar 292012
 

1. E’ il titolo di un film di Bergman, la cui trama per nulla assomiglia a quanto sta accadendo oggi in questo povero paese. Tuttavia, questo è il più gentile nome con cui appellare i finti tecnici che stanno ai vertici del nostro Stato, assieme a coloro che si credono classe dirigente (industrial-finanziaria) e ai giornalisti loro servi, salvo alcuni encomiabili casi rari quanto le mosche bianche. Degli intellettuali preferisco non parlare; avverto solo che non consento a nessuno di considerarmi appartenente ad un simile verminaio.

Dopo vent’anni di totale assenza della politica – in cui si è inventata la storiella del passaggio alla “seconda Repubblica” mentre si è solo entrati a tempo pieno in una palude maleodorante – i dementi del “popolo di sinistra” (il “ceto medio semicolto”, di cui gli insegnanti e dati settori di impiegati pubblici sono lo “zoccolo duro”) sono tutti felici perché si sono liberati di Berlusconi. Questo è ciò che raccontano loro personaggi innominabili che passano per abili dirigenti del Pd, del Sel, dell’Idv e altra genia varia. Non sono riusciti a servire adeguatamente i loro padroni d’oltreatlantico (malgrado le arie che si davano all’epoca in cui sbavavano dietro a Clinton durante l’aggressione alla Jugoslavia), hanno anzi fallito su tutta la linea, riuscendo solo a sussurrare “bye bye Condy” come (si dice) fece uno scioccone pieno di svenevolezze con la Rice.

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mar 282012
 

Note sintetiche sull’articolo 18 e dintorni

Le vicende di questi giorni ci consegnano diversi elementi di riflessione. Dato che le cose da dire sarebbero veramente tante, conviene restare all’essenziale procedendo per punti.

1. Lo «scalpo» di Monti laddove Berlusconi fallì
Per capire il valore simbolico della distruzione dell’articolo 18, bisogna fare un passo indietro di dieci anni. Esattamente il 23 marzo del 2002, le strade di Roma videro una delle più grandi manifestazioni di tutti i tempi. Il no all’abolizione dell’articolo 18 vinse, e Berlusconi dovette fare marcia indietro. Dieci anni dopo, così come avvenuto sulle pensioni, il governo Monti ha ormai in mano lo scalpo del simbolo dei diritti dei lavoratori. Lo consegnerà alle oligarchie europee, alla signora Merkel, alla Bce. Ma proprio nei prossimi giorni andrà a farsene vanto pure in Cina e in Corea del Sud, giusto per far intendere qual è la strada intrapresa.

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